Carta d’identità per iscriversi a social e servizi on line: una proposta che desta perplessità

Arrivano alcune novità relative alla registrazione sui social network e all'iscrizione ai servizi online

Iscriversi a un sito per ricevere informazioni e promozioni sui servizi offerti, ma anche aprirsi un account per iscriversi a un social network, richiede oggi la compilazione di un form.

Basta inserire un nickname, scegliere una password – il più possibile sicura – e inserire i dati personali richiesti. Insomma, nel giro di 5 minuti la registrazione risulta effettuata.

Tuttavia, a partire dal 1° gennaio 2020 potrebbero cambiare le modalità per effettuare l’iscrizione ai servizi online e ai social network. Si tratta di una proposta di legge che va a modificare il decreto legislativo del 9 aprile 2003 e che porta la firma dei senatori Malan, Damina, Vitali, Aimi, Floris, Pagano, Cangini, Giammanco. Il punto nevralgico di questo disegno di legge va a toccare però un punto che è sempre stato assai delicato, ovvero l’anonimato. Secondo la proposta di legge, sarà infatti necessario presentare un documento di identità in corso di validità per iscriversi ai social network e ai servizi online offerti da un sito.

Le finalità del disegno di legge

La proposta è stata pensata per agevolare gli hosting provider nel fornire alle Forze dell’ordine “i dati anagrafici collegati al profilo per cui si ipotizza il reato”. In questo modo si potrebbe risalire con più facilità all’identità di un utente specifico, senza contare che tale normativa potrebbe funzionare anche da deterrente. Nello specifico, il senatore Pagano, riguardo questo disegno di legge, ha dichiarato che: “comporta semplicemente che gli hosting provider, categoria nella quale rientrano anche i social network, richiedano il documento di identità all’utente all’atto dell’iscrizione. Ci tengo a sottolineare il fatto che l’anonimato, pur non essendo un diritto costituzionalmente tutelato, in quanto l’art 21 della Costituzione sancisce il diritto alla semplice libertà di espressione, viene comunque garantito dalla mia proposta. Si potrà infatti continuare a utilizzare un nickname, di qualunque genere: l’identità dell’utente verrà rivelata alle autorità solo in caso di comportamenti penalmente rilevanti”.

Tuttavia, la proposta ha suscitato non poche perplessità. Il professore Stefano Zanero, specializzato in sicurezza informatica ad esempio, considera il disegno di legge come “non fattibile” sottolineando come i principali social network sarebbero esclusi dalla sua applicazione. Nel testo di legge infatti si legge che sono escluse “le prestazioni di servizi della società dell’informazione effettuate da soggetti stabiliti in Paesi non appartenenti allo spazio economico europeo”. Inoltre, attualmente, una delle maggiori difficoltà nelle indagini per cui sono necessari i dati degli utenti nelle mani dei fornitori esteri, è la necessità di una rogatoria – una richiesta da inoltrare all’estero – che però con questa proposta di legge resta uguale.

Un altro problema è quello legato alla sicurezza: con questo disegno di legge bisognerebbe fornire i dati dei propri documenti di identità anche ai blog, molti dei quali, vengono bucati a grande velocità mettendo così a repentaglio la sicurezza di dati sensibili.

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