Cannabis light, il settore non si arrende e rilancia con le consegne a domicilio

Mentre molte piccole attività chiudono i battenti, le realtà più strutturate reagiscono puntando sulla vendita online

La cannabis light a portata di click, la consegna è a domicilio. Se da un lato, per la prima volta dal 2016, i negozi diminuiscono, dall’altro i rivenditori si giocano la ‘carta online’, offrendo nuove modalità di acquisto e raggiungendo direttamente il consumatore a casa.

A Milano tale pratica è già ben avviata, così come è ben avviata la campagna pubblicitaria che la promuove. Infatti, non è difficile trovare cartelloni giganti lungo le strade del capoluogo lombardo che sponsorizzano il commercio.

I portali da cui poter fare acquisti di cannabis e relativi prodotti stanno aumentando, tanto che anche i rider di Glovo prendono le ordinazioni e si mettono sui pedali per raggiungere i domicili dei clienti. Se i colpi di click per ottenere la merce si moltiplicano, tanti negozi del settore chiudono.

Due i motivi che hanno innescato il trend al ribasso. Il primo si aggancia alla sentenza della Cassazione arrivata cinque mesi fa. Il verdetto ha vietato la vendita a prescindere dal livello di principio attivo, stabilendo che deve essere il commerciante a provare che non c’è “effetto drogante” nella merce proposta.

C’è poi stata una pioggia di controlli voluti dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Una decisione che ha portato inquietudine nel settore che, oltre ad aver dovuto far fronte a ispezioni a tappeto, ha temuto che in futuro avrebbero potuto essere adottate misure ancor più restrittive.

Il secondo motivo che ha provocato la chiusura di diversi negozi si lega strettamente alle dinamiche basilari dell’economia. Il proliferare di punti vendita di cannabis light ha vissuto un boom a partire dal 2016 grazie alla legge 242 che ha permesso l’uso della canapa a fini alimentari, tessili, cosmetici e bioedilizi. Non solo, visto che si è concesso anche il commercio dei derivati con principio psicoattivo Thc inferiore allo 0,2% (soglia di tolleranza fino a 0,5%).

La legge ha stimolato non poche persone ha tuffarsi nel business. Nel giro di poco più di due anni, però, l’offerta è arrivata ad essere talmente tanta che ha superato la domanda. E la conseguenza ‘fisiologico-economica’ è stata che qualcuno non ce l’ha fatta. Così, le prime a soccombere sono state, in larga parte, le realtà più piccole.

Discorso diverso per i negozi più strutturati che al posto di alzare bandiera bianca hanno deciso di rilanciare, puntando anche sulle vendite a domicilio.

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