Aranciate, ora la percentuale minima di succo è del 20%. Servono 200 milioni di chili in più

Secondo la nuova normativa la percentuale minima di succo di arancia presente in un'aranciata dovrà essere del 20%. Ecco cosa comporterà questo cambiamento secondo Coldiretti

La percentuale minima di succo nella aranciate sale dal 12 al 20%, per questo saranno necessari ben 200 milioni di chili in più di arance. A svelarlo è Coldiretti, he ha effettuato le prime stime dopo l’entrata in vigore di un nuovo provvedimento nazionale che cambia le carte in tavola per quanto riguarda la composizione delle aranciate.

Secondo le disposizioni che si trovano nella legge 161 del 30 ottobre 2014, le bevande analcoliche prodotte in Italia dovranno contenere una percentuale maggiore di succo di arancia rispetto a quanto era stato stabilito in precedenza. La nuova norma arriva dopo 60 anni e prevede che le bevande prodotte siano commercializzate sino all’esaurimento scorte.

“L’innalzamento del contenuto di succo d’arancia modifica dopo 60 anni una norma del 1958 – spiega Coldiretti in una nota – e mira, in primo luogo, a tutelare la salute dei consumatori adeguandosi a un contesto programmatico europeo che tende a promuovere una alimentazione più sana e a diffondere corretti stili alimentari”.

“In tale ambito – continua l’associazione -, alcuni studi hanno posto in evidenza che una bevanda con il 20% di succo di arancia aiuti a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina C raccomandato dalle diverse Accademie scientifiche e la sua assunzione veicola un variegato mix di sostanze fitochimiche che possono incidere positivamente sulle difese del sistema immunitario”.

Secondo i calcoli effettuati da Coldiretti, l’aumento della percentuale di frutta presente nelle bevande porterà ad un aumento della produzione di arance. “Ad oggi  – spiegano gli esperti – per ogni aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute, del tutto insufficienti a coprire i costi di produzione e di raccolta. Una situazione che alimenta una intollerabile catena dello sfruttamento che colpisce lavoratori, agricoltori ed i trasformatori attenti al rispetto delle regole”.

Non solo: il nuovo provvedimento consentirà anche di migliorare la qualità delle bibite a base di arancia. “L’innalzamento della percentuale di succo di frutta nelle bibite  – ha spiegato Roberto Monclavo, presidente della Coldiretti – va a migliorare concretamente la qualità dell’alimentazione e a ridurre le spese sanitarie dovute alle malattie connesse all’obesità in forte aumento. Il prossimo passo verso la trasparenza è quello di rendere obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta della frutta utilizzata nelle bevande per impedire di spacciare succhi concentrati importati da Paesi lontani come Made in Italy”.

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