Riaperture, la protesta di Yamamay e Douglas: grandi catene abbandonate

Tra le critiche avanzate al Governo, oltre ai ritardi e alle incertezze, il tetto dei 5 milioni di fatturato per il credito d'imposta sugli affitti commerciali

Tra coloro che si sentono “esclusi” dai principali provvedimenti stanziati dal Governo per l’imprenditoria, c’è Gianluigi Cimmino, ceo del gruppo “Pianoforte Holding” che include le famose catene del retail Yamamay, Carpisa e Jaked.

Le ragioni della protesta

I primi giorni di maggio, Cimmino aveva occupato la sua azienda in segno di protesta contro le scelte del governo Conte. Sul tavolo degli imputati, aveva raccontato al Corriere del Mezzogiorno, i ritardi e le misure “che non sono altro che una mera assistenza, nulla che possa far ripartire l’economia e aiutare le imprese. Se non arriveranno i soldi promessi, e cioè la cassa integrazione per i dipendenti e il sostegno a fondo perduto per le aziende, saranno in tanti a dover restare a casa per sempre, a non avere più un posto di lavoro”.

Anche il tanto atteso Decreto Rilancio (qui lo speciale QuiFinanza) non è servito per ridare la fiducia necessaria per ripartire. All’AGI, infatti, Cimmino ha previsto che da “lunedì in Italia la saracinesca di un negozio su tre non si alzerà”. “Non riesco a dormire la notte”, ha confessato, “tanto che sono arrabbiato. Mancano due giorni e ancora non sappiamo in quali condizioni riapriremo”. “Siamo stati abbandonati, il Governo non ha voluto ascoltarci. Non siamo piccoli ma non dirigiamo nemmeno grandi gruppi, e quindi il Dl Rilancio ci ignora totalmente. Come se non esistessimo”, racconta ancora.

Credito d’imposta, tetto troppo basso

Il problema è in particolare il tetto dei 5 milioni di fatturato per usufruire del credito d’imposta del 60% sugli affitti commerciali. Sulla stessa linea Fabio Pampani, amministratore delegato della rete di profumerie Douglas Italia, che, secondo AGI, conta 450 milioni di fatturato, 550 punti vendita e 3.000 addetti.

All’agenzia di stampa, Pampani ha confermato la previsione di Cimmino secondo cui i negozi che effettivamente riapriranno lunedì saranno relativamente pochi. “Invito il Governo ad andare a contarli, sono convinto che troverà grandi sorprese. Quello che non sanno è che il retail è un settore che conta ben 1 milione e 250 mila lavoratori”, ha sottolineato.

I ritardi sulla Cig e l’incertezza su come riaprire

Pampani ha anche raccontato di aver dovuto anticipare la tredicesima a molti lavoratori che non avevano ancora ricevuto la Cig. Poco chiare, inoltre, le indicazioni per riaprire il 18: “L’Inail”, ha detto, “non si è ancora pronunciato sui negozi e gli esercizi commerciali come i nostri. Ma pensano di fare un annuncio nel weekend e noi lunedì riapriamo, come d’incanto? È una mancanza di totale rispetto”. “I miei punti vendita riapriranno, ma forse nemmeno tutti perché gli interventi per adeguare le strutture costano moltissimo”, ha puntualizzato ad AGI. 

6 attività su 10 non riapriranno

Secondo un recente sondaggio condotto da SWG per Confesercenti su un campione di imprenditori del commercio al dettaglio e della somministrazione, 6 attività su 10 non riapriranno lunedì 18 maggio. Il 62% degli intervistati hanno spiegato di aver deciso di rimanere chiusi,  l’11% era ancora indeciso, mentre solo il 27% si è detto pronto ad affrontare la Fase 2. Il 68% dei soggetti presi a campione ha motivato la propria scelta facendo notare che la riapertura a queste condizioni risulta essere poco conveniente, mentre il restante 13% ha affermato di avere timori legati alla sicurezza e alle incertezze su quello che la normativa attuale stabilisce.

La previsione di Confimprese sulle grandi catene

Già ad aprile, il presidente di Confimprese Mario Resca aveva spiegato uno dei problemi che le grandi catene devono affrontare: “Si è creato un corto circuito tra retailer e proprietari immobiliari nei centri commerciali e centri città sui canoni d’affitto con cui non riusciamo ad avviare un tavolo di lavoro comune”, aveva denunciato. Tra le richieste avanzate al Governo, “la riduzione delle rate di acconto dell’Irpef e delle relative addizionali, dell’Ires e dell’Irap dovute per il periodo d’imposta in corso, il riconoscimento delle conseguenze del Covid-19 come causa di forza maggiore; la proroga della lotteria degli scontrini al 1 gennaio 2021 e l’abbattimento delle commissioni per gli incassi tramite Pos”. “Prevediamo che in tutta Italia il 30% dei negozi non riuscirà più ad aprire” aveva avvertito. “Nel tempo spariranno molto retailer, perché non ce la faranno a sopravvivere”.

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