In azienda sempre più numerosi gli over 50

Il cambiamento dovuto all'innalzamento naturale dell'età e alle precedenti politiche di disincentivo al prepensionamento. E il mercato del lavoro riscrive il welfare


I lavoratori che hanno superato i 55 anni sono 2,7 milioni e il dato è in crescita progressiva. E il mercato si sta adeguando alla tendenza con una serie di iniziative. Come fa notare Diana Gigli, dirigente dell’area ricerca sul mercato del lavoro dell’Isfol in un’inchiesta firmata Sole 24 Ore sulle strategie per rilanciare gli over 50, questo è “in parte è un riflesso dell’innalzamento dell’età media della popolazione, in parte è l’effetto delle recenti politiche di disincentivo al prepensionamento che invece erano molto diffuse negli anni ’90”.

“Le aziende italiane sono soltanto all’inizio della riscrittura del welfare con una sensibilità sempre più legata all’età dei lavoratori” fa eco Isabella Covili Faggioli dell’osservatorio dell’Aidp, l’associazione dei direttori delle risorse umane di cui è vicepresidente e che indica la nostra come l’epoca del lavoro in cui si comincia a fare attenzione alle diverse esigenze degli ultracinquantenni.

E anche se non è allarme, c’è spazio per una riflessione: come si legge nell’ultima indagine sull’efficienza demografica dell’agenzia interinale Adecco, tra meno di dieci anni, per la prima volta, gli ultraquarantenni saranno la maggioranza in Europa. Il numero complessivo delle persone tra 50 e 65 anni nelle cinque maggiori economie dell’Unione aumenterà del 16% e quello delle persone tra 20 e 40 anni diminuirà di circa il 10%.

Per rappresentare la capacità delle aziende di affrontare la sfida dell’invecchiamento della forza lavoro, la stessa Adecco ha creato l’indice di efficienza demografica, costruito attraverso la combinazione di 5 parametri: la formazione continua, la gestione delle carriere, delle conoscenze, della diversità, dell’assistenza medico-sanitaria. Quest’ultima iniziativa serve per rispondere alle esigenze dei lavoratori nell’avanzare degli anni, con il vantaggio che un programma ben sviluppato incoraggia i lavoratori più giovani a mantenere stili di vita sani. In questo, il paese più evoluto è il Regno Unito dove l’indice è pari a 5,6 su 11, seguono la Germania, la Spagna, la Francia e, ultima, l’Italia.

Antonio Barge, direttore delle risorse umane di Boehringer-Ingelheim Italia, racconta di aver avviato “un programma di visite mediche differenziate per età” e di farsi carico, come azienda “di tutti gli approfondimenti necessari, riflettendo e valutando i risultati e gli interventi”. “Le competenze delle persone sopra i 45 anni – continua –  per noi sono un patrimonio da valorizzare per cui tutti i programmi di formazione e sviluppo partono da azioni di individuazione di figure over 45″.

“Il passaggio ad attività di coordinamento e tutoraggio è tra le politiche che si stanno diffondendo di più nelle aziende”, osserva poi Paolo Iacci, condirettore generale di Pride, società di consulenza e system integration che ha 1.700 dipendenti. Per esempio Pride “ha avviato un programma attraverso cui i senior interni, ma presi anche sul mercato, vengono utilizzati come tutor e mentor perché l’azienda ha un’età media molto bassa, circa 34 anni e di conseguenza, spesso, vengono promosse a ruoli manageriali persone giovani che hanno bisogno di un periodo di affiancamento“.

 

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