Visite fiscali, soliti orari: salta armonizzazione tra pubblico e privato

4 ore per i dipendenti privati e 7 per gli statali

(Teleborsa) Tutto cambia perchè nulla cambi. La cara, vecchia ma sempre attuale filosofia del gattopardo colpisce ancora. Anche quando si parla di visite fiscali. Alla fine, niente armonizzazione,  indicata nella riforma del pubblico impiego come una delle finalità da perseguire con la nascita del polo unico per i controlli. La decisione è sancita nel decreto firmato da Madia di concerto con Poletti.

Insomma, soliti orari: 4 ore per i dipendenti privati e 7 per gli statali.Nel dettaglio, il decreto 206/2017 del Dipartimento della Funzione pubblica di palazzo Chigi (in vigore da mercoledì 13 gennaio) individua le fasce di reperibilità tra le 9 e le 13 e tra le 15 e le 18 di ciascun giorno (anche non lavorativi e festivi), mantenendo così gli orari attualmente previsti per i dipendenti pubblici e lasciando immutata la differenziazione tra il pubblico e il privato, dove le finestre sono più brevi, ricomprese tra le ore 10 e le 12 e tra le ore 17 e le 19. Del resto, erano due le strade percorribili: allargare gli spazi per i lavoratori del privato, come più volte proposto dal presidente Inps Tito Boeri, che si era espresso per portare tutti a sette ore; oppure accorciare la reperibilità per gli statali, opzione però giudicata non percorribile dalla Funzione pubblica.
Boeri, rischio meno visite fiscali nella P.a 
Ma la mancata armonizzazione -sottolinea Boeri – “rende più difficile realizzare quelle economie di scala che sono alla base della scelta del polo unico” e potrebbe addirittura “far diminuire le visite fiscali nella Pa”.
Che poi aggiunge: “Se ci sono due dipendenti malati, uno pubblico e uno privato in una piccola località – spiega il presidente Inps – per ridurre i costi unitari dei controlli si potrà essere costretti a rinunciare a visitare sia l’uno che l’altro”.
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