Visite fiscali INPS anche per i dipendenti pubblici. Proposte e norme in vigore sui controlli in malattia

Il passaggio delle visite fiscali nel settore pubblico all'Istituto di Previdenza porterebbe enormi vantaggi sia in termini di costi che di qualità del servizio

Contrariamente a quanto divulgato da numerosi siti web, non vi è nessuna novità che riguardi le visite fiscali per accertamenti medici nel 2015, sia nel settore privato che in quello pubblico. Perlomeno fino a oggi.
Ce lo conferma direttamente l’INPS, che precisa: "I riferimenti, normativi e regolamentari, risalgono al 2011, con la pubblicazione del D.L. 6 luglio 2011, n. 98 (L. 11 del 15/7/2011) e la circolare n. 118 del 12/9/2011".

Ma a seguito dello "scandalo" dei vigili assenteisti a Capodanno rimane tuttavia alta l’attenzione sulla disciplina che regola la malattia dei lavoratori e i possibili accertamenti da parte del medico fiscale.
Vediamo dunque cosa potrebbe cambiare a fronte di un eventuale nuovo intervento del legislatore e le norme attualmente in vigore.

COSA POTREBBE CAMBIARE NEL 2015
Per contrastare gli episodi di malattia "tarocca", la proposta che ha suscitato maggiori consensi prevede di affidare all’Inps i controlli fiscali da parte dei medici dell’Istituto anche per i lavoratori statali, equiparando in tal modo il regime di visita fiscale del pubblico a quello del privato. La gestione delle visite e dei Certificati Medici del settore pubblico fa infatti attualmente capo alle Asl, ma il passaggio all’Istituto di Previdenza porterebbe enormi vantaggi sia in termini di costi che di qualità del servizio.
Questa proposta era già stata avanzata dopo l’indagine conoscitiva svolta dalla Commissione affari sociali della Camera sul tema della medicina fiscale ed era stata fatta propria dal Pd con una proposta di legge (PdL. 2604) presentata lo scorso agosto.
Ma, tralasciando eventuali scogli di natura politica, rimane da sciogliere il nodo gordiano delle coperture. Solo per il settore privato, in passato, l’Istituto nazionale di previdenza spendeva 50 milioni di euro per effettuare visite fiscali a 12 milioni di dipendenti. Nel 2013 il budget è stato ridotto a 10 milioni e portato a 20 l’anno successivo. I controlli costano ma porterebbero anche maggiori risparmi: secondo la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) le risorse perse per indennità improprie per ogni 0,1% in più di lavoratori in malattia ammontano a 100 milioni di euro. L’incidenza delle assenze soprattutto per malattie brevi sulla produttività è assai alta.

COME FUNZIONA LA DISCIPLINA DELLE VISITE FISCALI IN VIGORE
Ecco gli orari per le visite fiscali e le relative fasce di reperibilità per i dipendenti.

LAVORATORI STATALI
(Rientrano in questa categoria, forze dell’ordine, insegnanti, i dipendenti della P.A. e degli enti locali, i militari e il personale ASL).

Sussiste l’obbligo di reperibilità 7 giorni su 7, compresi giorni festivi, prefestivi, non lavorativi e weekend, nelle seguenti fasce orarie:
   – dalle 9 alle ore 13;
   – dalle 15 alle 18.

Sono esenti da questo vincolo di reperibilità i dipendenti assenti per una delle seguenti ragioni:
    – malattie di una certa entità che richiedono cure salvavita;
    – infortuni sul lavoro;
    – malattie per cui è stata riconosciuta la causa di servizio o stati patologici inerenti alla situazione di invalidità riconosciuta;
    – gravidanze a rischio;
    – dipendenti per cui è già stata effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

LAVORATORI DEL PRIVATO
Anche per i dipendenti del settore privato l’obbligo di reperibilità resta quello di 7 giorni su 7, ma le fasce orarie sono diverse:
    – dalle 10 alle 12;
    – dalle 17 alle ore 19.

COSA ACCADE SE IL LAVORATORE NON VIENE TROVATO IN CASA
    – perderà il diritto al 100% della retribuzione per i primi 10 giorni di malattia;
   –  lo stipendio sarà ridotto al 50% per i giorni seguenti.

Il lavoratore avrà inoltre 15 giorni di tempo per motivare la propria assenza ed evitare di incorrere nella decurtazione dello stipendio. 
L’assenza del lavoratore permette al datore di lavoro di applicare la sanzione disciplinare, ove prevista dal contratto collettivo, ma tale fattispecie non determina la perdita dell’indennità per inabilità temporanea assoluta Inail da parte del lavoratore.

COME SCATTA LA VISITA FISCALE
Nel settore pubblico la richiesta parte dall’ente di appartenenza, che invia la richiesta di una visita fiscale all’Inps, che la trasmetterà a sua volta alla ASL di competenza. Nel privato l’INPS generalmente esegue dei controlli a campione, inviando le visite fiscali tra i vari certeficati medici pervenuti all’Istituto. Ma l’iniziativa può essere presa anche dall’azienda che desidera procedere a una verifica. In questo caso deve inviare la domanda per via telematica entro 48 ore dalla notizia della malattia del dipendente. Il datore di lavoro inoltre è tenuto a rimborsare all’Inps, per ogni visita medica richiesta il compenso erogato al medico, con una spesa che varia, a seconda dei casi, dai 29 ai 53 euro.

LA VISITA FISCALE
Il medico incaricato di effettuare la visita fiscale presso il domicilio del dipendente assente per malattia, è tenuto ad esaminare il certificato medico rilasciato al lavoratore dal proprio medico curante. Il medico fiscale a seguito del controllo di tale documentazione e la visita del paziente può: confermare la prognosi ed eventualmente prolungarla al massimo di ulteriori 48 ore; richiedere al dipendente di sottoporsi ad una ulteriore visita specialistica; non confermarla in caso di miglioramento o assenza dei sintomi che ne impediscono la ripresa dell’attività lavorativa (in questo caso il dipendente dovrà riprendere l’attività lavorativa).
 
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