La Ue lancia SURE, il lavoro breve sostenuto dallo Stato

La Commissione Ue lancia un nuovo strumento per sostenere il lavoro a orario ridotto, una sorta di cassa integrazione europea con funzioni particolari

Nel giorno in cui il premier Conte chiede coesione all’Europa (“Stiamo scrivendo la storia”, ha detto), un nuovo strumento per sostenere il lavoro a orario ridotto, come la cassa integrazione. È questa la nuova idea a cui ha lavorato l’Unione europea in queste settimane, e che la Commissione Ue ha presentato oggi ufficialmente.

“Oggi lanciamo SURE, un fondo europeo a sostegno di strumenti tipo cassa integrazione per difendere il lavoro nei Paesi più colpiti nel tempo difficile della crisi. Un primo passo. Importante. #Solidarietà”, twitta il commissario Ue Paolo Gentiloni.

Cos’è SURE

Il programma si chiamerà SURE (“sicuro” in inglese e acronimo di State sUpported shoRt-timE work), e grazie ad esso, dicono da Bruxelles, più persone manterranno il loro posto di lavoro durante la crisi provocata dal Coronavirus e ritorneranno al lavoro a tempo pieno quando finirà, quando la domanda tornerà a salire e gli ordini ritorneranno.

A spiegarlo è la stessa presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. “Abbiamo imparato la lezione della crisi finanziaria”, dice, quando gli Stati che avevano strumenti simili sono stati capaci di ripartire più rapidamente, dato che le aziende non avevano dovuto licenziare dipendenti, mantenendo quindi intatto il loro potenziale produttivo. È “cruciale” far ripartire il motore dell’economia senza ritardo quando la crisi sarà finita.

Come funziona SURE

Come funziona SURE? “Abbiamo appreso gli insegnamenti dalla crisi finanziaria del 2008”. Gli Stati membri che disponevano di questo strumento hanno aiutato “milioni di persone a rimanere nel loro posto di lavoro e le aziende a superare la crisi finanziaria con i propri dipendenti”. SURE significa lavoro di breve durata sostenuto dallo Stato.

In passato, questo strumento, prosegue Von der Leyen, ha mitigato gli effetti della recessione, ha mantenuto le persone al lavoro e ha permesso alle aziende di tornare sui mercati con rinnovato vigore.

In un’Europa che si prospetta diversa da ciò che è stata sino ad ora, l’idea è semplice: se non ci sono ordini, le aziende non dovrebbero licenziare i propri lavoratori. Nel tempo libero, ai lavoratori potranno essere insegnate, ad esempio, nuove competenze che andranno anche a beneficio dell’azienda. Così, le persone possono continuare a pagare gli affitti e comprare ciò di cui hanno bisogno. Questo ha un impatto positivo anche sull’economia. Potranno tornare al lavoro non appena il blocco sarà terminato, quando la domanda riprenderà e così gli ordini.

L’Europa “solidale”

Una decisione che il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha definito “storica”. “Questa è l’Europa che vogliamo. L’Europa della solidarietà e del lavoro. Ora avanti e massimo sostegno al Governo italiano per una politica economica e industriale comune” scrive il capo dei dem su Facebook.

Sure è stato messo a punto per aiutare i Paesi più colpiti, attraverso una garanzia da parte di tutti gli Stati membri: “Questa è la solidarietà europea in atto” precisa Von der Leyen. “È per l’Italia, per la Spagna, per gli altri Paesi e per il futuro dell’Europa”, e cita in particolare le aree produttive di Milano e Madrid, che fanno parte della “spina dorsale dell’economia europea”.

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