L’OMS lancia l’allarme sul troppo lavoro: quante persone uccide

Le conseguenze non riguardano solo lo stress: le conclusioni delle organizzazioni coinvolte nello studio per difendersi da ritmi estenuanti

Sono 745,194 le morti che uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) riconduce al troppo lavoro. I dati si riferiscono all’anno 2016, ma, è l’avvertimento delle istituzioni alla guida dell’indagine, la pandemia da Coronavirus potrebbe aver addirittura peggiorato le cose.

Tutti i dati della ricerca: quanti sono i casi in cui l’aspettativa di vita viene ridotta dal troppo lavoro

Il quadro non è assolutamente rassicurante e giustifica l’appello allarmato di OMS e OIL. Perché ai morti per ictus e cardiopatia ischemica si aggiungono 23 milioni di lavoratori che vedono ridursi l’aspettativa di vita a causa degli stessi fattori debilitanti.

La platea interessata dal troppo lavoro è pari 488 milioni, ovvero l’8,9% della popolazione mondiale e comprende chiunque spenda in attività legate alla propria vita professionale più di 55 ore a settimana. La maggior parte dei casi, sono stati individuati nel Pacifico Occidentale e nel Sud-Est asiatico e sono stati osservati su uomini di mezza età.

Cosa fare secondo le organizzazioni coinvolte nello studio

Lo studio è stato condotto su 194 paesi del mondo. I ricercatori hanno confrontato i dati raccolti negli anni 2000, 2010 e 2016, tenendo in considerazione soprattutto il parallelo tra le condizioni di salute di chi lavora dalle 35 alle 40 ore settimanali e chi invece eguaglia o supera la soglia di 55.

“L’OMS e l’ILO stimano che l’esposizione a lunghi orari di lavoro sia comune e rappresenti la causa di una buona parte dei casi di cardiopatia ischemica e ictus”. Così si legge nelle conclusioni allegate all’indagine e pubblicate sul portale scientifico Science Direct. Le organizzazioni hanno quindi invitato a proteggere e promuovere la sicurezza e la salute sul lavoro. L’appello, rivolto ai governi, è stato anche per per interventi mirati, al fine di ridimensionare orari insostenibili e pericolosi per il singolo professionista.

In un’economia piegata dal Covid, però, il dibattito è focalizzato piuttosto sulla creazione di nuovi posti di lavoro e sul mantenimento di quelli lasciati in bilico dalle misure di contenimento del contagio. In Italia, in particolare, si è agito, tra le altre cose, con il decreto Sostegni Bis (qui la spiegazione nel dettaglio delle misure) e con la cassa integrazione (qui tutti i particolari).

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