Super Green pass e obbligo vaccinale, un settore rischia lo stop

Quasi un terzo dei lavoratori di un settore potrebbe non riuscire a ottenere il Super Green pass in tempo, fermando un'intera filiera

L’obbligo di sottoporsi al vaccino anti Covid per chi ha compiuto 50 anni interessa più di 1 lavoratore su 3 di un determinato settore. Si tratta di quello dell’agricoltura, dove il 34% degli operatori rientra in questa anagrafica. Sono infatti 350 mila gli over 50 su più 1 milione di lavoratori, con quelli tra i 50 e i 55 anni che sono la fascia anagrafica più numerosa. Tutte persone che dal 15 febbraio 2022 rischiano di non potersi recare a lavoro, e non solo perché no vax, come spiega Coldiretti.

Super Green pass e obbligo vaccinale: cosa prevede il nuovo decreto anti Covid

Il decreto legge n. 1 del 7 gennaio 2022, che prevede una stretta per chi decide di non vaccinarsi contro il Covid nella popolazione più a rischio, stabilisce due obblighi specifici per chi ha più di 50 anni o li compirà entro il 15 giugno.

  • Obbligo di sottoporsi al vaccino anti Covid.
  • Obbligo di esibire il Super Green pass a lavoro.

Per chi non si vaccina, dal 1° febbraio è prevista una multa da 100 euro, che arriva direttamente a casa, perché è emanata dal Ministero della Salute, che autorizza l’Agenzia delle Entrate – Riscossione a riscuotere l’importo dovuto. (Qua come evitare di pagare la multa destinata a chi non si vaccina).

Per i lavoratori che invece si presentano sul luogo di lavoro senza il Super Green pass, concesso a chi si vaccina e chi è guarito dal Covid, a partire dal 15 febbraio scattano sanzioni da 600 euro a 1.500 euro.

Super Green pass e obbligo vaccinale: perché l’agricoltura rischia lo stop

Come sottolinea Coldiretti, però, c’è un ampio numero di lavoratori che viene da ben 155 Paesi e che fornisce il 29% del totale delle giornate di lavoro necessarie a far girare il settore agricolo. 

Molti di questi sono over 50 e hanno ricevuto il vaccino all’estero. In alcuni casi sottoponendosi all’iniezione del russo Sputnik o del cinese Sinovac e Sinopharm, che non hanno ricevuto l’autorizzazione di Ema e Aifa, e quindi non sono riconosciuti in Europa e in Italia.

Da una parte lavoratori no vax, dall’altra vaccinati ma non riconosciuti nel nostro Paese. Per questi motivi l’intera filiera rischia di risentire da metà febbraio della mancanza di molte braccia nei campi, in un momento in cui la pandemia sta già mettendo a dura prova i produttori, tra speculazioni, inflazione e crisi energetica. 

Super Green pass e obbligo vaccinale: le opportunità nel settore agricolo

Tuttavia bisogna segnalare che le difficoltà a spostarsi tra Paesi, e quindi ad assumere manodopera proveniente dall’estero nelle campagne, hanno spinto molti italiani a diventare braccianti e valutare nuovi lavori nell’agricoltura come un’interessante opportunità.

Chi immagina solo il lavoro fisico, con lo spettro del capolarato e dello sfruttamento, non conosce bene questo mondo, dove non ci sono solo potatori, trattoristi e raccoglitori con contratti di collaborazione occasionale, ma anche figure qualificate e molto richieste che, ad esempio, operano con la tecnologia, con droni, Gps, robot, e ricercatori, impegnati nella svolta green e nel miglioramento della qualità della produzione.

Coldiretti consiglia a sindacati e istituzioni di collaborare anche per permettere a percettori di ammortizzatori sociali, agli studenti e ai pensionati di collaborare, almeno fino al 15 giugno e alla fine delle nuove misure anti Covid, con le realtà agricole. Sia per fare fronte alla carenza di personale, no vax o straniero, sia per mostrare le opportunità del settore agli italiani.

Vi abbiamo parlato qua del piano del generale Figliuolo per vaccinare gli over 50, e in questo articolo di dove è obbligatorio il Super Green pass a partire da lunedì 10 gennaio.

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Super Green pass e obbligo vaccinale, un settore rischia lo stop