Stop ai licenziamenti via mail o in videochiamata, stretta in arrivo: cosa cambia

Allo studio del governo una norma per vietare le comunicazioni improvvise di fine rapporto dal datore di lavoro

Il governo mette un freno ai licenziamenti comunicati senza preavviso ai dipendenti tramite una mail o in videochiamata oppure, ancora peggio, su WhatsApp. Secondo le intenzioni del provvedimento allo studio dell’esecutivo, non sarà possibile per il datore di lavoro porre fine al rapporto con un proprio impiegato, senza aver prima dato avviso a istituzioni o ai sindacati. La misura rientra nel pacchetto anti-delocalizzazione e dovrebbe essere inserita in un provvedimento dedicato o come emendamento alla legge di bilancio.

Stop ai licenziamenti via mail o in videochiamata, stretta in arrivo: il pacchetto anti-delocalizzazione

L’obiettivo delle nuove norme sulle quali stanno lavorando il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e il ministro del Lavoro Andrea Orlando, è quello di impedire alle grandi aziende licenziamenti arbitrari per delocalizzare in altri Paesi dove la manodopera ha un costo più basso (qui abbiamo scritto del piano della Bianchi che fa esattamente il percorso opposto per riportare la produzione in Italia).

Un fenomeno ampiamente in corso e che coinvolge realtà più o meno note in Italia, da Whirlpool (qui il punto sui licenziamenti in Whirlpool) a Elica, da Blutec all’ex Embraco, da Gkn a Giannetti Ruote,  che si traduce in 87 tavoli di crisi, attualmente aperti al ministero dello Sviluppo economico per evitare di lasciare senza occupazione migliaia di lavoratori.

I provvedimenti mirano dunque a addossare maggiori responsabilità alle grandi aziende sui licenziamenti sia collettivi che individuali, innanzitutto per tutelare il tessuto occupazionale e sociale nei territori dove insistono gli stabilimenti.

Stop ai licenziamenti via mail o in videochiamata, stretta in arrivo: le misure

Secondo le anticipazioni le nuove norme dovrebbero obbligare le aziende, con almeno 250 dipendenti e un esubero di almeno 50 impiegati, che vogliano chiudere una sua sede, uno stabilimento, una filiale, un ufficio o un reparto autonomo situato nel nostro Paese, a dare comunicazione scritta almeno 90 giorni prima dell’avvio della procedura, a sindacati e Regioni interessate, ai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo e all’Anpal.

La decisione dovrà essere sostenuto da ragioni economiche, finanziarie, tecniche o organizzative della chiusura, indicando il numero ed i profili professionali delle persone interessate dai licenziamenti.

Inoltre entro 60 giorni le aziende dovranno elaborare un piano per limitare gli effetti occupazionali ed economici, da presentare alle stesse istituzioni e rappresentati sindacali prevedendo delle soluzioni, come ammortizzatori sociali, ricollocazione presso altri datori di lavoro e incentivi, per limitare l’impatto delle chiusure (qui avevamo scritto della prima bozza del Dl delocalizzazione).

Stesso tipo di tutele dovranno essere garantiti ai singoli lavoratori, sempre più spesso licenziati senza preavviso tramite una mail, un messaggio via chat o una videochiamata: allo stesso modo, anche individualmente i dipendenti dovranno essere avvisati entro 90 giorni, attraverso la comunicazione ai sindacati, pena l’annullamento del licenziamento.

Al momento non sono però state definite le sanzioni alle quali andrebbero incontro i datori di lavoro per la violazione di queste nuove norme.

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