Stefanel crisi profonda: in vendita il glorioso brand. Negozi chiusi, 200 lavoratori a rischio

Per lo storico brand di Ponte di Piave è arrivato il via libera alla vendita da parte del ministero dello Sviluppo economico

Un altro colosso della moda italiana sul lastrico. Starebbe per chiudere i battenti Stefanel, dopo anni travagliati di crisi e tentativi di rinascita. Per lo storico brand di Ponte di Piave, Treviso, è arrivato il via libera alla vendita da parte del ministero dello Sviluppo economico.

Dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza arrivata un anno fa, Stefanel è rimasta in amministrazione straordinaria da settembre 2019. Ma poi è arrivato il lockdown, tutto bloccato, i negozi – dopo i ruggenti anni ’80 ormai solo una trentina in tutta Italia con 110 dipendenti – non sono più riusciti ad alzare le serrande nella Fase 2 dell’emergenza sanitaria. Solo la sede centrale di Ponte di Piave ha riaperto, con turni ridotti, smart working e possibilità di appuntamento per l’outlet aziendale.

Il commissario straordinario Raffaele Cappiello il 27 maggio scorso aveva spinto l’acceleratore per ottenere al più presto l’autorizzazione alla vendita, che ora è arrivata.

Stefanel, storico brand del made in Italy

Condizioni economiche gravissime per il glorioso brand che porta scolpita come data di nascita 1959: oltre 200 lavoratori che rischiano di perdere il lavoro e sindacati sul piede di guerra. Al 30 aprile 2020 l’indebitamento finanziario netto del gruppo si attestava a 96,9 milioni di euro, in crescita dai 94 milioni al 31 dicembre 2019.

Presente nel mondo con oltre 400 punti vendita in oltre 50 Paesi, marchio di punta del made in Italy degli anni ’60 che l’ha portato a posizionarsi nei principali distretti di moda europei, da Milano a Londra a Berlino, ha cercato nel tempo di reinventarsi collocandosi nella fascia del lusso sostenibile, ma non ce l’ha fatta.

Il Gruppo opera attraverso due diverse business unit: Stefanel e Interfashion. La prima cura la produzione e la distribuzione a marchio Stefanel, mentre la seconda si occupa a livello internazionale dei capi di abbigliamento femminili con il marchio di proprietà HIGH. Il pericolo per lavoratori e sindacati ora è lo smembramento del brand, che potrebbe portare alla messa in vendita non dell’intera azienda ma delle sue singole attività a vari compratori.

La crisi Stefanel

La crisi di Stefanel è iniziata dopo il 2009. Dopo una contrazione pesante del fatturato (meno 10%) e una perdita di 44 milioni di euro, l’azienda avvia un piano triennale di rilancio che però fa acqua da tutte le parti. L’azienda resiste fino al 2017, quando entrano come nuovi azionisti al 71% i fondi di private equity Oxy e l’inglese Attestor, con Giuseppe Stefanel che mantiene il 16,4%.

Il nuovo piano di ristrutturazione lacrime e sangue porta alla chiusura di 60 negozi in tutta Italia, allo sviluppo della vendita all’ingrosso, allo spostamento della produzione, che per il 70% avviene in Estremo Oriente, per provare a riposizionare il marchio e trasferirlo dal segmento del lusso a quello dell’affordable quality.

Ma la situazione precipita, con fatturati sempre più negativi e indebitamenti crescenti. Fino al 2019, quando salta il tentativo di trovare un accordo con i creditori per la restituzione di 90 milioni di euro circa. Stefanel rinuncia alla procedura di concordato preventivo e delibera di avviare l’iter per l’amministrazione straordinaria.

La scadenza per presentare domanda di acquisto

Dopo un incontro con il commissario straordinario lo scorso 8 maggio in cui era stata comunicata l’intenzione di non riaprire i negozi alla scadenza del lockdown, Filctem Cgil Veneto aveva chiesto al Mise un incontro per avere rassicurazioni sul piano occupazionale. L’appuntamento è stato accordato ma non è ancora stato fissato.

Intanto, il 23 giugno i lavoratori si ritroveranno in assemblea, e il Mise ha fissato una data entro la quale i potenziali investitori dovranno far pervenire la propria domanda di interesse: il 1° luglio.

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