Smart working prorogato? Sì, no, forse: le regole cambiano ancora

Dal 1° settembre sono scattate nuove regole per il lavoro in modalità agile. Ma il governo sta pensando di cambiare ancora. Le ipotesi

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Dal 1° settembre stop allo smart working? No, non proprio. In tanti state scrivendo in queste ore a QuiFinanza per capire cosa cambia per il lavoro agile, chi ne ha ancora diritto, in quali modalità e cosa si prospetta per i prossimi mesi. Proviamo a fare chiarezza perché le cose sono cambiate diverse volte. E cambieranno ancora.

Oggi a lavorare in smart sono circa 4,5 milioni di italiani, prima della pandemia erano appena 600mila. Su 18 milioni di dipendenti totali, potrebbero lavorare da remoto tra i 6,5 e gli 8 milioni di italiani.

Iniziamo col dire che il 31 agosto si è chiusa la fase emergenziale del lavoro da remoto collegata al Covid, e dunque ufficialmente da giovedì 1° settembre si è tornati all’accordo individuale tra datore di lavoro e dipendente, come previsto dalla legge 81/2017 che regolamentava proprio lo smart working prima della pandemia.

Secondo la legge, è l’accordo scritto tra azienda e lavoratore a stabilire termini e condizioni per il lavoro agile che, successivamente, dovrà essere comunicato al ministero del Lavoro.

Smart working, come cambia la comunicazione semplificata

La novità più significativa riguarda proprio la comunicazione da parte dei datori di lavoro. Dal 1° settembre decade infatti la comunicazione semplificata, cioè la possibilità per i datori di lavoro di prendere accordi con i dipendenti senza l’obbligo di sancirli in modo formale.

Resta però in vigore un altra forma di aiuto: i datori di lavoro non dovranno comunicare l’adesione dipendente per dipendente, ma avranno la possibilità di comunicare in via telematica al Ministero solo i nominativi dei dipendenti che lavorano in smart.

La comunicazione dei nominativi deve essere infatti inviata telematicamente al Ministero, con data di inizio e di cessazione delle prestazioni di lavoro in modalità agile, se il rapporto è a termine, o con l’indicazione che si tratta di un tempo indeterminato.

Per ogni datore resta l’obbligo di descrivere in maniera dettagliata il patto stipulato con i propri dipendenti e inoltrarlo nel più breve tempo possibile al Ministero stesso. All’interno del documento dovrà essere specificata la strategia che si intende mettere in atto per regolare i tempi di riposo del lavoratore e le misure atte ad assicurarne il diritto alla disconnessione.

“Il decreto prevede che il datore comunichi in via telematica al Ministero del lavoro i nominativi dei lavoratori e la data di inizio e di cessazione delle prestazioni in modalità agile – ha spiegato il ministro del Lavoro Andrea Orlando -. Si tratta di una disposizione che rende strutturale la semplificazione del lavoro agile“.

Con queste modifiche viene riformulato quindi l’articolo 23 della legge 22 maggio 2017, che prevedeva l’obbligo di comunicazione dell’accordo individuale. “L’esigenza di semplificazione degli obblighi di comunicazione nasce dalla necessità di rendere strutturale una procedura già ampiamente sperimentata nel periodo emergenziale – ha aggiunto Orlando – con l’obiettivo di agevolare l’iter per i datori di lavoro senza aggravare gli uffici ministeriali di adempimenti amministrativi ritenuti non necessari”.

Tutti i lavoratori che invece non hanno sottoscritto alcun accordo individuale con la propria azienda, il 1° settembre devono rientrare al lavoro in presenza.

Proroga smart working, per chi?

Ma le cose stanno per cambiare ancora. Come vi abbiamo anticipato qui, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha annunciato che il governo intende prorogare fino al 31 dicembre lo smart working per alcune categorie di lavoratori: si tratta dei lavoratori fragili e dei genitori con figli under 14.

L’emendamento sarà presentato in sede di conversione del Decreto Aiuti bis in Senato: la copertura per i dipendenti pubblici è già stata trovata con fondi propri del Ministero del Lavoro.

Le categorie di lavoratori che hanno sempre diritto allo smart working

Restano poi in vigore le eccezioni, come già in precedenza. Ci sono alcune categorie di lavoratori cui viene infatti sempre riconosciuta la priorità allo smart working, regole fissate dal Dlgs 105/2022. Ecco chi può continuare ad utilizzare lo smart working:

  • lavoratori con disabilità;
  • lavoratori con figli di età inferiore ai 12 anni;
  • lavoratori con figli disabili gravi;
  • lavoratori caregiver.

Ipotesi smart working di 2 mesi per i dipendenti pubblici

Ma c’è un altro tassello da considerare. Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, a fronte della crisi energetica che sta piegando famiglie e imprese (qui trovate la tabella con tutti gli aumenti in arrivo per gas e luce e quanto spenderemo nel 2023) il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha fatto sapere che sta valutando le azioni da intraprendere secondo diversi scenari di gravità che potrebbero prospettarsi.

Nella (improbabile) ipotesi che la Russia decidesse di chiudere completamente i rubinetti del gas, per ridurre i consumi potrebbe scattare persino un periodo di smart working di 2 mesi per tutti i lavoratori statali. Ma è ancora tutto da decidere.

Tuttavia, se questo scenario si avverasse, “avremmo un buco di 4 miliardi di metri cubi” di gas, ha dichiarato il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, buco che resterebbe scoperto anche dagli stoccaggi nazionali al 90%, e “quindi, se dovessero mancare quei 4 miliardi e fossero tutti incidenti sull’industria, vorrebbe dire spegnere quasi un quinto dell’industria italiana”.

Uno shock. Per questo, ha proseguito Bonomi in una intervista a Rtl 102.5, “dobbiamo pensare, scenario peggiore, ad una strategia di razionamento, con una scelta politica” su cui Confindustria chiede “grande responsabilità”, “perché spegnere il sistema industriale significa mettere a rischio migliaia di imprese e posti. Oggi l’industria è un tema di sicurezza nazionale” ha avvertito.

Tutti i benefici dello smart

Ciò che stride, a questo punto della campagna elettorale agli sgoccioli, è che il tema dello smart working è quasi completamente assente dal dibattito politico (qui le posizioni dei partiti, poi finite nel dimenticatoio). Eppure sono diverse le aziende che hanno deciso di investire sulla modalità di lavoro agile, che si porta dietro – dati alla mano – più produttività e maggiore benessere per i lavoratori.

Per non parlare dei risparmi, che incideranno sempre di più sullo stile di vita di ognuno di noi: secondo un’analisi del Politecnico di Milano, con il 50% di orario di lavoro in presenza in ufficio, solo per il viaggio casa-posto di lavoro, ciascun lavoratore risparmierebbe circa 2mila euro all’anno, mentre le imprese, abbattendo i costi di elettricità e riscaldamento, otterrebbero una riduzione sulle emissioni di CO2 di ben 1,8 milioni di tonnellate ogni anno, pari all’anidride carbonica che potrebbero assorbire 51 milioni di alberi.

Risparmio, salute, benessere psico-fisico, tempo libero, sostenibilità, con la possibilità di vedere il proprio lavoro monitorato e parametrato, se necessario: tutto misurabile, insomma, con una grossa spinta anche alla responsabilizzazione dei lavoratori. Anche se il tessuto produttivo italiano appare ancora troppo impaurito da questa trasformazione – anche culturale – gli ingredienti per dire “sì” allo smart working ci sono tutti (qui trovate un elenco di aziende che stanno assumendo proprio personale in smart working).

Non a caso, anche i dipendenti della Apple negli Stati Uniti, richiamati a lavorare in presenza, hanno detto “no” e lanciato una petizione per mantenere il lavoro a distanza anche ora che la fase pandemica è stata superata. I dipendenti del colosso Usa dovrebbero lavorare in ufficio martedì e giovedì e un terzo giorno che sarà determinato dai singoli dipartimenti, quindi di fatto per loro già era stato previsto uno smart working ibrido con 3 giorni in presenza e 2 a casa. Ma vogliono di più, per stare meglio e lavorare meglio. E lo hanno formalizzato in una richiesta che fa, un po’, storia.