Smart working, pc spento in due aziende: i primi scioperi

I lavoratori di due società hanno adattato la protesta alle nuova modalità di lavoro da remoto

Come si proclama uno sciopero durante lo smart working? In tempi in cui a causa del Covid-19 il lavoro da casa prende sempre più piede, l’unico modo per protestare contro il datore di lavoro rimane spegnere telefono e computer.

Smart working, pc spento in due aziende: lo sciopero in almaviva e Scai Finance

Così hanno fatto i 3.500 informatici di Almaviva, i primi a portare avanti il 9 aprile la protesta adattata alle forme dell’occupazione da remoto, prima resa necessaria dalle conseguenze dell’epidemia, adesso sempre più diffusa.

Il 23 aprile sono stati seguiti dai dipendenti della Scai Finance, azienda informatica di Torino, che hanno fatto valere allo stesso modo i propri diritti: scollegarsi nello stesso momento da ogni parte di Italia.

Una protesta portata avanti per chiedere nel caso di Almaviva il riavvio della trattativa sull’integrativo aziendale, mentre per gli impiegati della società torinese riferita alle modalità di utilizzo della cassa integrazione.

Una partecipazione che ha stupito gli stessi sindacalisti che hanno indetto lo sciopero tramite questa nuova modalità: “In Almaviva abbiamo avuto un’adesione media del 90% che ha sorpreso anche noi — ha spiegato Valentina Orazzini della Fiom Cgil —. Merito di delegati e delegate che avevano preparato la protesta con assemblee online che per forza di cose erano scaglionate in gruppi di massimo 250 persone. Come concordato tutti si sono scollegati nello stesso momento. La protesta ha funzionato e ora le trattative con l’azienda sono riprese”.

Al centro delle istanze dei dipendenti anche le diverse condizioni di lavoro determinate dall’affermazione dello smart working. Lo conferma la stessa Corazzini: se prima del Covid-19 erano gli impiegati a chiedere un giorno di lavoro da casa, adesso sono le aziende a spingere verso questa direzione, arrivando anche a pianificare il taglio degli uffici fisici.
Le sigle sindacali sottolineano però come il cambio di paradigma comporti la definizione di regole chiare e garanzie, tra le quali buoni pasto e soprattuto rimborsi spese sul consumo in bolletta di luce e della connessione internet.

Smart working, pc spento in due aziende: il report

Secondo un rapporto del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e della sua Fondazione studi, dopo più di un anno di epidemia i 7,3 milioni di italiani che tuttora utilizzano questa modalità di occupazione sono divisi tra chi la ritiene un’esperienza positiva e chi invece ne farebbe a meno.
Dai dati della ricerca emerge che il 43,5% si adatterebbe al ritorno in ufficio, ma 4 su 10 sarebbero contenti di tornare a lavorare tutti i giorni in presenza.
Lo smart working ha permesso 6 volte su 10 di conciliare meglio professione e vita privata, ma non è stato così per quasi la metà delle coppie, per il 43% hanno avvertito il peggioramento degli equilibri tra lavoro e impegni familiari.
Ad influire sul giudizio anche e soprattutto la mancanza di ambienti adeguati: da una parte è vero che il 71,1% degli intervistati dichiara di aver diminuito le spese per spostamenti, vitto e vestiario, investendo in consumi legati al tempo libero nel 54,7% dei casi, ma il 48,3% paga il conto per l’utilizzo di sedie e scrivanie improvvisate e il 39,6% lamenta l’inadeguatezza degli spazi e delle infrastrutture, come i collegamenti di rete.

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Smart working, pc spento in due aziende: i primi scioperi