Smart Working in Europa: nel 2020 Italia al 13° posto

La pandemia ha spinto la diffusione dello Smart Working e del telelavoro in Europa: Finlandia, Lussemburgo e Olanda sopra il 20% nel 2020.

Nei primi mesi della pandemia, complice anche il lockdown, di colpo milioni di cittadini in Europa e in Italia hanno scoperto lo Smart Working. Spesso, in realtà, quello che definiamo così – “lavoro agile” – è in realtà semplicemente telelavoro. Lo Smart Working, infatti, dovrebbe prevedere diverse condizioni lavorative, tra le quali la possibilità di scegliere tempi e spazio per la realizzazione del lavoro (a seconda degli obiettivi condivisi con l’azienda). Differentemente, il telelavoro prevede semplicemente di svolgere da casa anziché in ufficio lo stesso lavoro, mantenendo orari standard.

Vero smart working o telelavoro che sia, una quota considerevole di aziende, lavoratrici e lavoratori ha in questi ultimi due anni adottato una modalità diversa e ibrida di lavoro risparmiando tempo e denaro.

Le nazioni dove si lavora di più in Smart Working

Ma quali sono le nazioni europee dove si lavorava e si lavora di più in Smart Working? Per rispondere a questa domanda ci vengono incontro i dati elaborati da Eurostat. Nel caso specifico vengono definiti come lavoratori in Smart Working le persone tra i 15 e i 64 anni che di norma hanno lavorato con questa modalità.

Se prendiamo come riferimento i dati del 2003, la prima nazione in Europa per percentuale di lavoratori tra i 15 e i 64 anni occupati in Smart Working era l’Austria, dove il 10,3% dei lavoratori, di norma, lavorava con questa modalità. In seconda posizione, nel medesimo anno, c’era la Francia con il 10%, mentre poco più sotto si trovava l’Irlanda con il 9,4%. Secondo i dati Eurostat l’Italia nel 2003 era fuori dalla top 15 delle nazioni europee: si fermava infatti al 3,4% di smart worker sul totale dei lavoratori.

Nel 2019, l’anno prima della diffusione in Europa del Covid-19, la situazione era decisamente cambiata. I paesi con la più alta percentuale di persone al lavoro da casa erano Finlandia e Olanda, entrambe con un dato pari al 14,1%. In terza posizione c’era il Lussemburgo e, a seguire, Austria, Danimarca, Francia e Irlanda con il 7%.

Anche nel 2019 l’Italia non era tra i primi 15 paesi d’Europa, anzi. La percentuale italiana era del 3,6%. In 16 anni la crescita dello Smart Working si era fermata a +0,2 punti percentuali, in un arco temporale tutto sommato lungo.

Lo Smart Working durante la Pandemia

Durante la pandemia e i diversi lockdown nei vari Paesi i dati hanno subito una forte accelerazione. Nel 2020 in prima posizione troviamo nuovamente la Finlandia ma rispetto al 14,1% dell’anno precedente il dato è passato al 25,1%. Oltre 1 lavoratore finlandese su 4 ha quindi lavorato in Smart Working – di solito – durante l’ultimo anno. A seguire, in seconda posizione, troviamo il Lussemburgo con il 23,1%, tallonato dall’Irlanda con il 21,5%.

E l’Italia? Il nostro Paese – che non è mai stato tra le prime quindici nazioni in Europa – di colpo è balzato in tredicesima posizione. La quota di lavoratrici e lavoratori che ha lavorato in Smart Working nel 2020 è arrivata al 12,2% superando la Spagna (10,9%) e la Polonia (8,9%).

Certo, il distacco nei confronti dei primi paesi è ancora molto ampio, ma sicuramente l’anno dell’arrivo del Covid-19 in Italia è stato un anno che ha incentivato con forza il lavoro da casa.

Il ritorno allo Smart Working in Germania

La Germania, così come altre nazioni europee, sta subendo un nuovo aumento dei contagi da Coronavirus. Qualche giorno fa, il 10 novembre, si è raggiunta quota 51.077 nuovi casi. Questo dato si somma al dato relativamente basso delle vaccinazioni che sono ferme al 67%.

Ecco perché Berlino, che aveva sospeso l’utilizzo dello Smart Working, sta pensando di introdurlo nuovamente. 

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