Smart working, Elon Musk ha ora un problema: Pronto maxi ricorso

Il più grande sindacato automobilistico tedesco mette in dubbio l'autorità di Elon Musk: pronto maxi ricorso su smart working negato ai dipendenti Tesla

A inizio giugno, in un’e-mail interna aziendale (poi trapelata e diffusa dai media), Elon Musk ha detto ai dirigenti di Tesla che dovevano tornare in ufficio, stoppando in questo modo il ricorso allo smart working. Senza mezzi termini, il milionario ha dato un vero e proprio ultimatum: o questi avrebbero garantito la loro presenza in azienda per un minimo di 40 ore a settimana oppure si sarebbero dovuti dimettere.

Musk su Twitter si è poi giustificato scrivendo che la sua decisione aveva come scopo quello di promuovere l’uguaglianza tra i lavoratori della fabbrica – gli operai a cui è stato richiesto di lavorare in presenza (anche durante la pandemia) – e i dirigenti.

Questa presa di posizione, però, ha esposto il patron di Tesla a delle complicazioni non indifferenti, con i sindacati pronti a sostenere il primo maxi ricorso per avere diritto allo smart working.

Sindacati contro Elon Musk, pronto il maxi ricorso per avere diritto allo smart working

IG Metall, il più grande sindacato automobilistico tedesco, ha dichiarato a Reuters che sosterrà qualsiasi lavoratore Tesla in Germania che desideri fare ricorso contro le regole sullo smart working dettate da Elon Musk (qui cosa ha scritto).

Il sindacato – che ha recentemente aperto un ufficio vicino alla nuova fabbrica di Tesla a Berlino/Brandeburgo – rappresenta circa 2,3 milioni di lavoratori tedeschi nell’industria manifatturiera, inclusi alcuni dipendenti di Tesla, secondo Reuters. “Chi non è d’accordo con tali richieste unilaterali e vuole opporsi a esse ha il potere dei sindacati alle spalle in Germania, come per legge”, ha fatto sapere Birgit Dietze, il leader distrettuale dell’IG Metall nel Brandeburgo Sachsen.

“In Germania un datore di lavoro non può dettare le regole come vuole”, ha poi aggiunto lo stesso. “Un lavoratore può fare affidamento sulla forza e sul potere del suo sindacato se non vuole accettare le richieste dell’azienda”.

Musk impone il ritorno in ufficio e la concorrenza è pronta a soffiargli i migliori talenti

Studi e ricerche post pandemia continuano quanto sia diventato importante per i lavoratori – che possono svolgere la propria attività da casa – scegliere se tornare o meno in ufficio, rinunciando allo smart working e/o ricorrendo occasionalmente (in questo caso si parla di vero e proprio lavoro “ibrido”, qui per approfondire cos’è e come funziona).

Il luogo in cui si timbra il cartellino (fisicamente o virtualmente) è diventato parte della contrattazione, tanto che gli esperti di risorse umane non fanno altro che ripetere quanto sia importante per le aziende che vogliono attrarre e mantenere talenti puntare su questo tipo di offerta.

A dimostrazione di questa teoria, i fatti che si sono susseguiti dopo che l’e-mail di Elon Musk è stata portata alla conoscenza di tutti. Secondo Business Insider, infatti, i recruiter di importanti società tecnologiche come Amazon e Microsoft hanno subito iniziato a “corteggiare” i migliori dipendenti di Tesla, con offerte di lavoro che prevedevano la possibilità di scegliere se lavorare da remoto o meno.

Il settore tech è quello che più risente di carenza di lavoratori qualificati al momento, trovare dei professionisti bravi può richiedere tempo, energie e risorse economiche non indifferenti alle multinazionali. Di fronte all’ultimatum di Musk, quindi, molti hanno visto un’occasione.