Smart working, cosa cambia con il Dpcm 13 ottobre

Il Dpcm 13 ottobre appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale dispone l'obbligo per la Pubblica Amministrazione di incentivare il lavoro da casa

AGGIORNAMENTO: Il nuovo Dpcm è stato firmato dal premier Conte e dal ministro della Salute Speranza nella notte tra il 12 e il 13 ottobre. Vi rimandiamo qui per la guida completa alle regole in vigore per i prossimi 30 giorni. Nella versione finale del decreto compare una raccomandazione a che le attività professionali “siano attuate anche mediante modalità di lavoro agile”, da casa o “in modalità a distanza”.

Eccolo finalmente il nuovo Dpcm che introduce nuove importanti misure di contenimento per la diffusione del Covid, in seguito all’aumento importante di casi registrati lungo tutto lo Stivale.

Diverse le restrizioni – da quelle per la movida alle feste private allo sport – ma non solo per quando riguarda la nostra sfera privata. Il Governo intende anche incentivare il più possibile il ricorso allo smart working.

Lo smart working può essere applicato per la durata dello stato di emergenza, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali previsti.

Anche i sindaci hanno chiesto più smart working. Per ridurre la presenza del pendolari sui bus occorre incentivare lo smart working e differenziare gli orari delle scuole, ha detto, a nome dell’Anci, il presidente Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro durante i lavori della cabina di regia con il Governo sui nuovi provvedimenti in vista.

Cosa prevede il Dpmc 13 ottobre sullo smart working

Ma la scelta del Governo alla fine non è ricaduta sul 70-75% di lavoro da remoto come inizialmente si pensava, ma a una formula più soft: “Almeno il 50%”. Secondo il nuovo Dpcm, il lavoro agile per i dipendenti della Pubblica Amministrazione deve essere ripristinato “almeno” per il 50% di coloro che possono svolgere la loro attività da remoto.

Per tutte le altre attività professionali, quindi anche per aziende private, il Governo si limita a raccomandare il ricorso allo smart working.

Il Dpcm modifica dunque l’articolo sullo smart working contenuto nel decreto Rilancio, dove è previsto che gli uffici pubblici organizzino il lavoro e l’erogazione dei servizi fino al 31 dicembre 2020 applicando il lavoro agile al 50% del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità. Si passa quindi dal 50% ad “almeno” il 50%.

Confermata la regola per cui viene applicato lo smart working solo per quelle attività che possono essere svolte da remoto.

Nel Dpcm si legge che nelle Pubbliche Amministrazioni viene incentivato il lavoro agile con le modalità stabilite da uno o più decreti del ministro della Pubblica amministrazione, garantendo almeno la percentuale contenuta nel dl Rilancio. Nel provvedimento citato veniva specificato che gli uffici pubblici dovessero organizzare il lavoro dei propri dipendenti e l’erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro, rivedendone l’articolazione giornaliera e settimanale, applicando il lavoro agile al 50% del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità.

Non dovrebbe essere quindi “almeno il 50%” degli statali ad andare in smart working, ma il 50% di quelli che sono impiegati in attività che possono essere svolte da casa. I servizi che devono essere resi in presenza, quindi, continuerebbero a richiedere la presenza in ufficio dei lavoratori preposti appunto a questi servizi.

Cosa dice il decreto Agosto sullo smart working

Il decreto Agosto, appena diventato legge, tra le varie misure considera anche lo smart working, consentendo ai genitori di lavorare da remoto, o in alternativa di fruire di un congedo indennizzato al 50% delle retribuzione, se il figlio under 14 è in quarantena a causa di un contatto con un positivo avvenuto a scuola o durante l’attività sportiva o ricreativa, novità quest’ultima apportata proprio dalla conversione in legge.

Dal 16 ottobre e fino al 31 dicembre per i lavoratori “fragili” lo smart working sarà poi la regola, anche ricorrendo all’assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte in presenza, purché rientranti nella stessa categoria o area di inquadramento previste dai contratti collettivi.

Esteso fino al 31 giugno 2021 il diritto allo smart working per i genitori con figli con disabilità grave.

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