Smart working, congedi e ferie forzate: come funziona il lavoro con il Coronavirus

Il Governo Conte invita i datori di lavoro, in tutti i casi in cui sia possibile, ad adottare misure alternative al lavoro in presenza. Ecco le alternative possibili

Con l’ultimo decreto emanato per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, in vigore da martedì 10 marzo, il Governo Conte “raccomanda” a aziende e datori di lavoro, in tutti i casi in cui sia possibile, di adottare misure alternative al lavoro in presenza.

Mentre l’Esecutivo è al lavoro per nuove disposizioni in materia di lavoro, che potremmo conoscere con molta probabilità mercoledì 11 marzo, ecco come stanno ora le cose. La misura, non obbligatoria, era già stata prevista nel precedente decreto dell’8 marzo e ora viene ulteriormente ribadita, con l’estensione della cosiddetta zona arancione, cioè con restrizioni, a tutta Italia. Regole uguali per tutti.

Mentre per la PA lo smart working è stato reso obbligatorio, anche Confindustria ha inviato intanto a tutti i suoi associati una “raccomandazione” in questo senso.

Posto che con il decreto “Io resto a casa” e il precedente Dpcm dell’8 marzo non si intende affatto determinare il blocco delle attività lavorative, produttive e della circolazione delle merci da, verso e all’interno delle aree territoriali interessate, è tuttavia necessario favorire, in questa fase, metodi alternativi di lavoro.

Lavoro, cosa prevede il decreto

Il decreto in vigore dal 10 marzo firmato dal premier Giuseppe Conte è relativo a tutti lavoratori italiani, perché ormai tutti rientriamo nella cosiddetta zona arancione, a differenza di prima, quando la misura era limitata alla Regione Lombardia e alle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia.

La ratio del provvedimento, come già dei precedenti, è limitare il più possibile gli spostamenti delle persone. Anche se restano aperti negozi e attività commerciali, e i bar dalle 6 alle 18, il consiglio come recita il nome del decreto stesso è “Io resto a casa”.

Emergenza Coronavirus, come andare al lavoro

Le nuove limitazioni non vietano gli spostamenti per comprovati motivi di lavoro. Sono consentiti gli spostamenti verso e di ritorno dal posto di lavoro, essenziali per la continuità produttiva delle imprese, sempre che non ci siano i presupposti del divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora, applicabile ai soggetti sottoposti a quarantena o risultati positivi al virus.

Questi spostamenti per comprovati motivi di lavoro sono consentiti anche da e verso l’esterno delle aree territoriali interessate, nel rispetto, in questo caso, di eventuali prescrizioni contenute nei provvedimenti regionali. Questo vale anche per i lavoratori transfrontalieri.

Come comprovare lo spostamento per necessità di lavoro

In attesa di più specifiche indicazioni da parte dei Prefetti, sulla base delle direttive emanate dal Ministero dell’Interno, i lavoratori potranno comprovare il motivo lavorativo dello spostamento ad esempio con il cedolino della busta paga, il tesserino di identificazione aziendale o una dichiarazione del datore di lavoro che attesti l’esigenza del viaggio.

Si può anche presentare un’autocertificazione. Ma, come specificato dal premier Conte, nel caso in cui sia dica il falso, si rischia di incorre in una denuncia sia per violazione della norma che prevede spostamenti solo in caso di necessità o di lavoro comprovato, sia per falsa dichiarazione.

Questi documenti dovranno essere esibiti alle Autorità di pubblica sicurezza.

Smart working, congedo e ferie

Il decreto raccomanda di ricorrere alle modalità di lavoro agile, il cosiddetto smart working, oppure alla fruizione dei periodi di congedo ordinario o di ferie “forzate”.

Lo smart working, in versione semplificata, può essere attivato senza accordo individuale in tutta Italia e fino al prossimo 31 luglio. È valido se svolto non solo presso la propria abitazione, ma anche in sedi alternative. Dalle società di consulenza alle banche, dall’Ict alle assicurazioni, diverse aziende, soprattutto dei servizi, hanno iniziato già da due settimane ad utilizzare il lavoro agile, mentre altre che già lo prevedevano sono passate da un giorno a settimana al 100%.

Il congedo ordinario è un periodo di assenza dal lavoro riconosciuto a tutti i dipendenti. Durante questo periodo al dipendente spetta la normale retribuzione, esclusi i compensi per prestazioni di lavoro straordinario e le indennità che non siano corrisposte per dodici mensilità.

Il datore di lavoro può anche decidere di chiedere al dipendente le ferie forzate. Nella peggiore delle ipotesi potrebbe trattarsi di quattro settimane di ferie, che per la stragrande maggioranza dei lavoratori significherebbe esaurire tutte le ferie dell’anno. Un’eventualità più concreta per i lavoratori dell’industria, della ristorazione e delle pulizie che svolgono attività che richiedono la presenza.

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