Un altro sciopero generale in arrivo: quando e perché

Un altro grande sciopero generale in arrivo. Cgil e Uil annunciano un nuovo blocco con iniziative nelle grandi città contro la Manovra 2022

Un altro grande sciopero generale in arrivo. Cgil e Uil annunciano un nuovo blocco con iniziative nelle grandi città contro la Manovra 2022. Uno stop di 8 ore con manifestazione a Roma e il contemporaneo svolgimento di simili iniziative interregionali in altre 4 città.

Si sfila invece la Cisl: “Sbagliato ricorrere allo sciopero generale e radicalizzare il conflitto in un momento tanto delicato per il Paese” scrive la Cisl spiegando le ragioni della sua posizione.

L’iniziativa arriva 7 anni dopo l’ultimo sciopero generale proclamato dalle stesse due sigle il 12 dicembre del 2012 contro il Jobs act firmato Matteo Renzi. Allora i segretari generali erano Susanna Camusso per la Cgil e Carmelo Barbagallo per la Uil.

Non solo dunque l’Italia deve fare i conti con il nuovo sciopero della scuola proclamato per venerdì 10 dicembre, nei giorni successivi anche tutti gli altri servizi rischiano di saltare.

Il Garante sugli scioperi ha già fatto sapere che “deve essere riformulato”. Lo sciopero del 16 infatti, rileva il Garante, non avendo i sindacati precedentemente annullato tutta una serie di proteste stabilite a suo tempo unitariamente anche con la Cisl contro la Manovra, in programma fino al 17 dicembre, finisce per non rispettare la regola dell’intervallo minimo che deve intercorrere tra mobilitazioni diverse.”Si registra un mancato rispetto dalla regola della rarefazione oggettiva”, spiega Giuseppe Santoro Passarelli nella comunicazione inviata stasera a Cgil e Uil.

I motivi del nuovo sciopero generale

Ma i sindacati intanto vanno avanti e confermano il blocco. “Pur apprezzando lo sforzo e l’impegno del premier Draghi e del suo esecutivo, la Manovra è stata considerata insoddisfacente”, attaccano Cgil e Uil. Tanti, troppi, secondo le due confederazioni, le cose che non vanno nella Legge di Bilancio 2022.

Fisco, pensioni, scuola, politiche industriali e contrasto alle delocalizzazioni, contrasto alla precarietà del lavoro, soprattutto dei giovani e delle donne, non autosufficienza, “tanto più alla luce delle risorse, disponibili in questa fase, che avrebbero consentito una più efficace redistribuzione della ricchezza, per ridurre le diseguaglianze e per generare uno sviluppo equilibrato e strutturale e un’occupazione stabile”: tutti punti che non funzionano secondo le due sigle sindacali.

Le parole di Landini

Il presidente Draghi ha tentato di proporre un punto di mediazione con la sua maggioranza avanzando l’idea di escludere per un anno dal beneficio fiscale i redditi oltre i 75 mila euro. Su questo è stato “brutalmente” messo in minoranza dai partiti della sua maggioranza, ha detto a Repubblica Maurizio Landini, segretario generale della Cgil.

“Questo è un problema molto serio: in questo Paese la maggioranza che sostiene il governo non sa cosa vuole dire vivere con 20, massimo 30mila euro all’anno. La riforma fiscale del governo è profondamente sbagliata perché anziché ridurre le aliquote andava allargata la base imponibile dell’Irpef e accentuata la progressività del sistema”. L’obiettivo è quello di ”cambiarla: ignora la condizione in cui vive la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati e il punto di vista di chi li rappresenta”.

Landini chiede al Governo di avviare un confronto “vero” prima di decidere. “Il dialogo non è interrotto, si può riprendere in ogni momento. Siamo pronti al confronto su tutto ma ci devono essere cambiamenti molto forti. Non siamo indisponibili al confronto prima dello sciopero generale, ma su basi diverse”.

“Nell’ultimo mese abbiamo fatto mobilitazioni su tutto il territorio nazionale, incontrato persone che hanno espresso tanta sofferenza e disagio sociale. Rispetto alle risposte che il governo ci ha fornito c’è la necessità di rappresentare un Paese dove non va tutto bene, dove aumentano le disuguaglianze, dove servono maggiori risposte per lavoratori, precari e disoccupati”.

La Cisl dice no allo sciopero del 16 dicembre

Si smarca invece la Cisl, che sottolinea i “rilevanti” passi avanti fatti nell’ultimo mese sui contenuti della Legge di Bilancio.

Risultati che il segretario Sbarra valuta in modo positivo e che “garantiscono” avanzamenti su riduzione delle tasse ai lavoratori e pensionati, risorse per gli ammortizzatori sociali e contratti di espansione, maggiori stanziamenti per la sanità, importanti risorse per non autosufficienza, pubblico impiego, assegno unico per i figli, uniti all’impegno “forte” assunto dal Governo di aprire al più presto un confronto con il sindacato sulle rigidità della Legge Fornero e di accelerare la riforma fiscale.

Quando e come si svolge lo sciopero generale

Lo sciopero di 8 ore è stato proclamato per giovedì 16 dicembre. A Roma la manifestazione si svolgerà a Piazza del Popolo e saranno i segretari generali di Cgil e Uil, Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri ad intervenire.

Lo sciopero generale sarà di 8 ore nel rispetto delle norme di legge, assicura, ma essendo nel pieno della pandemia, tutto il settore della sanità sarà esentato.

Le reazioni del ministro Orlando

Sul nuovo blocco generale si dice sorpreso il ministro del Lavoro Andrea Orlando. “Non mi sfuggiva che il sindacato avesse dei dubbi, ma ho letto le motivazioni e francamente non posso nascondere una certa sorpresa” commenta a Radio Anch’io su RadioUno. La Manovra, “come tutte le Manovre, può avere luci e ombre, ma questa rafforza le garanzie per i lavoratori, aumenta le risorse sul fronte del sociale, degli ammortizzatori e non autosufficienza. C’è la scelta di investire grande parte del tesoretto sul fronte dell’Irpef”, dice.

La riforma non penalizza lavoratori e pensionati, prosegue Orlando: “Ritengo legittima la scelta del sindacato, rispettabile, ma non la definirei affatto scontata o dovuta“. Per questo spera che ci sia ancora spazio per un dialogo. “Bisogna capire bene i motivi di questa protesta ma se riguarda la manovra, allora ci sono ancora degli aspetti su cui possiamo lavorare”, aveva detto qualche giorno fa in una intervista a Repubblica.

Nell’ultimo Consiglio dei ministri era emersa la possibilità di aprire e mantenere il confronto su questioni fondamentali, in primi le pensioni, in particolare sulla legge Fornero, e le delocalizzazioni, di cui si continuerà a discutere nei prossimi giorni.

I sindacati si sono già detti disponibili a un confronto con il governo “anche in extremis”. A dirlo ad Agorà Pierpaolo Bombardieri, segretario generale Uil, sull’ipotesi che si riesca ad evitare anche all’ultimo lo sciopero programmato da Cgil e Uil per il 16 dicembre. “Noi – ha detto – siamo sempre pronti al confronto, non abbiamo mai chiuso porte”.

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