Scade l'”eccezione” sullo smart working: cosa succederà al lavoro da remoto

L'emergenza Covid ha portato a una normativa più agile: senza la proroga torna la burocrazia

Sullo smart working aziende corrono al riparo e il governo cerca di venire incontro alle attività produttive che rischiano di restare imbrigliate nella burocrazia. Cosa succede? Si avvicina una data “X”. È quella del 30 aprile: dal prossimo mese infatti, scadrà il regime di emergenza, agevolato dalla disciplina normativa anti-Covid, che consente di dare avvio all’impiego a distanza con un atto unilaterale dell’impresa.

Cosa potrebbe cambiare sullo smart working il 30 aprile

Secondo la disciplina pre-Covid, infatti, quindi non emergenziale, contenuta nella legge 81 del 2017, c’è l’obbligo per il datore di lavoro di contrattare individualmente, caso per caso, il regime professionale agile. Da qui uno sforzo organizzativo che i più preferirebbero evitare.

Il manager di una Pmi si troverebbe, infatti, nonostante il numero di contagi rilevante, a dover convocare uno per uno di dipendenti e fissare con quest’ultimi i paletti di uno strumento che si è rivelato, tutto sommato, soddisfacente per i lavoratori, efficiente per le aziende ed economico. D’altra parte, sullo smart-working si è detto a più riprese che il ritorno alla normalità lavorativa, anche quando la pandemia sarà passata, difficilmente sarà totale. Molti ne hanno sperimentato la convenienza: perché abolirlo?

La Lega si muove sullo smart-working: regime d’emergenza fino all’autunno

Sul punto si sta muovendo la sottosegretaria al Lavoro, Tiziana Nisini, della Lega, che vuole assumersi la responsabilità di una decisione che riguarderebbe, dati alla mano, una platea tra i 3 e i 5 milioni di lavoratori in tutta Italia.

La sottosegretaria valuterebbe positivamente un’estensione della normativa semplificata fino al 30 di settembre. Una data plausibile che segna l’inizio della stagione autunnale, quando secondo i piani del governo dovrebbe arrivare la tanto agognata immunità di gregge e quindi si potrà sperare in una pseudo-normalità anche professionale.

D’accordo Pd e Forza Italia: la volontà bipartisan a prolungare le norme agevolate

La norma potrebbe beneficiare di una spinta bipartisan. Ad esempio ha il sostegno del deputato Paolo Zangrillo, di Forza Italia, membro della commissione Lavoro della Camera. La capogruppo Dem alla Camera Debora Serracchiani spera anche lei in una proroga. Se quest’ultima non dovesse arrivare, una strada alternativa potrebbe passare per il dialogo con i sindacati.

Sul punto è intervenuta anche la dg di Confindustria, Francesca Mariotti, che in audizione ha chiesto di allungare i tempi per lo smart working.

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