Salario minimo “all’italiana”: l’ipotesi del Governo

La proposta di Andrea Orlando che Mario Draghi farà alle parti sociali è una mediazione tra il sistema attuale e un salario minimo "puro"

Il Governo rimane diviso sul nodo salario minimo. Da una parte ci sono il Movimento 5 Stelle, che sostiene la misura come atto imprescindibile della fiducia a Mario Draghi, e il Partito Democratico, dall’altra i partiti di centrodestra, che sottolineano le criticità per le imprese dell’introduzione a un tetto minimo per le retribuzioni, e che propongono invece il taglio del cuneo fiscale, cioè un abbassamento delle tasse tanto per i datori di lavoro quanto per i dipendenti.

Salario minimo: una prima proposta sul tavolo già il 12 luglio

Il ministro dem Andrea Orlando, titolare del dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali, dovrebbe presentare alle parti sociali, attraverso la mediazione di Mario Draghi, il suo progetto per il salario minimo entro la metà del mese. Il vertice con i sindacati è previsto per il 12 luglio, come ha dichiarato lui stesso. La palla passerà dunque dall’Esecutivo ai rappresentanti dei lavoratori, che avranno il potere di affossare la misura.

Un salario minimo in stile europeo o americano rischierebbe però di scontentare le parti sociali. Venendo meno la contrattazione che caratterizza il nostro sistema. Un salario minimo generico potrebbe non piacere alle varie categorie e incentivare le imprese a ricorrere al nero o evitare di stipulare gli accordi previsti, favorendo il precariato. Ma il ministro sembrerebbe aver trovato una soluzione.

Cos’è il salario minimo “all’italiana” voluto dal ministro Orlando

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Andrea Orlando dopo il vertice sul lavoro e le piattaforme digitali con l’omologa spagnola Yolanda Diaz e il commissario Ue competente Nicolas Schmit, la sua proposta potrebbe essere una prima risposta contro i contratti pirata e il dumping salariale, con il conseguente miglioramento delle condizioni di milioni di lavoratori.

L’idea sarebbe quella di usare come base per il salario minimo i trattamenti dei contratti di ogni settore. E quindi prevedere una nuova soglia utilizzando quelle già previste dai Ccnl. Solo un “primo passo” per un lavoro successivo per adeguarsi alla futura normativa dell’Unione Europea, che dopo aver disposto le norme per il salario minimo di cui vi abbiamo parlato qua, la cui adozione da parte dei Paesi membri è facoltativa, potrebbe renderle obbligatorie.

Se le parti sociali approveranno la proposta del ministro del Lavoro, spetterà alla politica trovare un accordo e muoversi di conseguenza, sotterrando l’ascia per rispondere alle esigenze dei milioni di lavoratori che, tra inflazione e stipendi sempre più bassi, non riescono ad arrivare a fine mese. Il salario minimo “all’italiana”, pur non rappresentato una risposta definitiva al problema, potrebbe aiutare le famiglie in difficoltà a riprendersi. Rimane però il nodo delle tempistiche.

A patto che non avvenga una nuova crisi di Governo, considerando anche gli scontri in CdM e le frizioni tra il premier Mario Draghi e i leader dei partiti, Palazzo Chigi avrà tempo fino a fine legislatura per presentare una proposta strutturale da presentare alle Camere. Più improbabile che sia il Parlamento stesso a legiferare in materia, considerando l’urgenza della questione e il poco tempo a disposizione prima del suo scioglimento naturale.

Vi abbiamo parlato qua delle altre proposte al vaglio dell’Esecutivo per mettere mano agli stipendi degli italiani. Per avere dei termini di paragone sul salario minimo è invece necessario sapere a quanto ammonta e come funziona nel resto d’Europa. Qui trovate tutte le cifre.