Riaperture, ora l’Italia cresce: per Confindustria più Pil e più lavoro

La fotografia di un Paese che ingrana è però offuscata da un secondo report dell'associazione degli industriali

Dopo un 2020 all’insegna di notizie drammatiche (dal Covid ai lockdown all’inevitabile crisi economica) ecco che sul fronte della crescita si muove qualcosa di segno completamente opposto. Le stime del Centro studi di Confindustria infatti mettono in luce, per la prima volta dopo moltissimo tempo, una ripresa appena iniziata nel nostro Paese e destinata a irrobustirsi nel secondo e nel terzo trimestre dell’anno.

Merito naturalmente delle riaperture, ma anche della campagna vaccinale che procede al ritmo di più di mezzo milione di somministrazioni al giorno.

Insomma, gli italiani stanno tornando alla vita di prima, in alcuni casi con qualche risparmio in più e quasi sempre con molta voglia di fare tutto ciò di cui sono stati costretti a fare a meno negli ultimi mesi.

Quanto cresce l’Italia nel 2021 secondo Confindustria

Il risultato è una crescita in lieve aumento nel secondo trimestre del 2021 (che si concluderà a giugno, mese compreso), seguito da un rimbalzo decisamente più accentuato nel terzo e nel quarto trimestre dell’anno, quando il Pil raggiungerà un valore positivo di 4 punti percentuali per ciascuno degli intervalli di tre mesi. Un incremento dell’economia che potrà avvantaggiarsi dell’iniezione di denaro in arrivo dall’Europa grazie a Next Generation Eu.

Di conseguenza, riparte anche il mercato del lavoro: “Tra gennaio e aprile sono state create circa 130mila posizioni di lavoro, al netto delle cessazioni, contro un dato molto negativo (-230 mila) negli stessi mesi del 2020 (+260 mila nel 2019)”, si legge nel report di via dell’Astronomia.

Gli analisti dell’associazione degli industriali guardano con fiducia soprattutto al settore dei servizi: con il progressivo allentamento delle disposizioni anti-contagio, gli italiani riprenderanno a viaggiare e a consumare pasti fuori casa, con conseguente flusso di denaro nei settori del turismo, dello spettacolo e dei musei.

Cosa dice un altro report di Confindustria, meno incoraggiante

Sempre da Confindustria, questa volta affiancata da Cerved e in collaborazione con Intesa Sanpaolo, arriva però anche una previsione di segno opposto, secondo cui saranno 1,3 milioni i posti di lavoro persi da dicembre 2019, quindi dal pre-pandemia, alla fine di quest’anno. Il numero è relativo soltanto agli impiegati delle imprese, in riduzione dell’8,2% entro il 31 dicembre 2021, rispetto ai 16 milioni di lavoratori dell’inizio della rilevazione.

Le cifre più cospicue, tutte con il segno meno, nel Nord-Ovest e nel Nord-Est (399 mila addetti e 322 mila rispettivamente). Meno drammatica la perdita al Sud e al Centro Italia.

Nel frattempo il settore pubblico ha già previsto un’iniezione di forza lavoro, per le scuole (qui) e per la Pubblica amministrazione (qui).

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Riaperture, ora l’Italia cresce: per Confindustria più Pil e pi...