Reddito di quarantena per tutti: la campagna social degli esclusi dal Cura Italia

I lavoratori autonomi rimasti senza ammortizzatori sociali hanno deciso di lanciare una campagna social a favore di un reddito universale per affrontare l'emergenza Coronavirus

Come sappiamo, il 17 marzo 2020 il Governo ha approvato il cosiddetto decreto “Cura Italia” (qui trovate lo speciale di QuiFinanza per imprese e la risposta a tutte le FAQ) per aiutare imprese e famiglie a fronteggiare l’emergenza economica collegata a quella sanitaria da Coronavirus. Tuttavia, sono molte le categorie rimaste escluse dai sostegni.

Per questo, i lavoratori autonomi, del terzo settore soprattutto, rimasti senza ammortizzatori sociali hanno deciso di lanciare una campagna social a favore del reddito di quarantena per tutti. La richiesta è estendere in maniera universale e incondizionata l’attuale reddito di cittadinanza che dovrebbe subito diventare strutturale.

L’idea del reddito di quarantena

Disoccupati, precari, persone costrette a lavorare in nero o a chiamata, autonomi che guadagnano troppo poco per permettersi una partita Iva, colf, badanti: sono tantissime le figure che faticano a fare la spesa e pagare l’affitto e non trovano spazio nelle misure di sostegno messe in campo dal Governo.

L’idea del reddito di quarantena, come QuiFinanza vi aveva raccontato qui, nasce da Gianmario Cinelli, ricercatore presso la Bocconi di Milano, e Antonio Costagliola, vicepresidente della banca d’investimenti Equita e prevede sostanzialmente un sussidio di 751 euro da erogare a tutte le famiglie italiane.

Secondo i calcoli, però, le casse dello Stato si troverebbero a sostenere un costo molto elevato: costerebbe circa 19 miliardi di euro al mese. Se la misura dovesse essere garantita per un trimestre, come proposto da Cinelli e Costagliola, il conto finale sarebbe di circa 58 miliardi di euro.

La situazione di educatori e operatori sociali

Tra le categorie escluse, ad esempio, educatori e operatori sociali. I lavoratori delle imprese sociali impiegati nei servizi pubblici, sotto diverse forme di esternalizzazione, sono interessati da due articoli del decreto, il 47 e il 48. Nel 48 troviamo scritto che “durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici e dei servizi sociosanitari e socioassistenziali, le pubbliche amministrazioni sono autorizzate al pagamento dei gestori privati dei suddetti servizi per il periodo della sospensione, sulla base di quanto iscritto nel bilancio preventivo”.

Cioè, le stazioni appaltanti (Comuni, Ausl/Ats) potranno pagare gli enti gestori attraverso i fondi già stanziati e messi nel bilancio preventivo, e questa disposizione “è sicuramente più tutelante per lavoratori e lavoratrici” dicono i diretti interessati, perché né la Cassa in deroga né il FIS possono garantire la copertura al 100% del salario.

Tuttavia, gli enti committenti dovranno giustificare l’erogazione dei fondi, per una quota attraverso la rimodulazione di servizi e prestazioni svolte. Serve che tutti gli enti pubblici stipulino degli accordi con gli enti gestori per permettere la rimodulazione dei servizi sospesi, nelle misure e modalità possibili, per garantire diritti e dignità sia a chi opera sia a chi usufruisce dei servizi educativi, sociosanitari e socio-assistenziali.

Assistenza educativa domiciliare e servizi per la disabilità non possono aspettare e non possono certo essere svolte tramite telelavoro, quindi “riteniamo fondamentale che siano riconosciute le ore non svolte frontalmente come ore non frontali per progettazione, programmazione, preparazione materiale, coordinamento, equipe e altro” spiegano.

La situazione dei lavoratori dello spettacolo

Sulla stessa posizione i lavoratori dello spettacolo, che chiedono una continuità salariale, anche attraverso il sostegno per il pagamento di affitti, bollette, sostegno ai nuclei familiari.

“La Cassa Integrazione in Deroga non è assolutamente efficace per il sostegno al reddito di lavoratrici e lavoratori del settore” denunciano. “È necessaria la rimodulazione di fondi economici già esistenti (come il FUS) a sostegno del settore”.

La campagna social

Con la campagna social #esistoanchio, queste categorie di esclusi dal Cura Italia denunciano la loro condizione e chiedono a gran voce un reddito universale. Hanno lanciato la #REDDITODIQUARANTENACHALLENGE a cui possono partecipare tutti coloro che si trovano in una condizione simile.

Chi volesse partecipare, può fare un breve video in cui raccontare il lavoro che fa e perché il reddito di quarantena sarebbe fondamentale oggi e nei prossimi mesi. Poi si taggano 10 amici nella stessa situazione, ci si scatta una foto con un cartello e si appende uno striscione o un lenzuolo dalla finestra chiedendo #redditodiquarantena. Poi si pubblica taggando la pagina Facebook Reddito di quarantena.

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