Reddito di cittadinanza, Renzi lavora al referendum contro: chi vuole abolirlo

La svolta a settembre: come il numero uno di Italia Viva intende procedere per eliminare il sussidio

Esiste un fronte contro il reddito di cittadinanza, che vede allineati partiti di destra e di sinistra, con una visione opposta su molti temi ma non sul sussidio che, nel 2021, è andato a più di 1 milione e mezzo di famiglie, secondo i dati Istat aggiornati a luglio di quest’anno – gli stessi numeri parlano di ben 3 milioni di individui beneficiari. Il cortocircuito interno alla maggioranza che sostiene il presidente del Consiglio Mario Draghi mette a rischio la tenuta dell’esecutivo, di fatto configurandosi come una delle incognite che pesano sul futuro dell’attuale premier.

Ma chi vuole scavare la fossa a una delle misure sulle quali i Cinque Stelle non intendono fare marcia indietro? Così come il “chi” anche il “come” non è una domanda di ordine secondario, perché, per raggiungere l’obiettivo di un abolizione del provvedimento è stato evocato lo strumento per eccellenza di democrazia diretta. Ecco tutti i dettagli.

Chi vuole eliminare il reddito di cittadinanza

In prima fila c’è Matteo Renzi, il leader di Italia Viva, partito che fa parte dell’attuale maggioranza a sostegno dell’esecutivo di Mario Draghi. “Tutti hanno detto che il reddito di cittadinanza si può migliorare, anche quelli che fino al giorno prima dicevano che non si toccava fino alla fine della legislatura”, ha dichiarato il leader politico.

Decisamente meno sfumata la posizione del numero uno del Carroccio, Matteo Salvini: per il segretario della Lega il reddito di cittadinanza “va cancellato assolutamente”. Si salda così un asse insolito e trasversale rispetto alle divisioni destra-sinistra.

Come Renzi e Salvini vogliono eliminare il reddito di cittadinanza

L’ex premier del Pd ha evocato lo strumento di partecipazione popolare per eccellenza, si tratta di quel referendum previsto dalla Costituzione. L’iter in questo caso non è breve, ma in causa sarebbero chiamati direttamente gli elettori: il primo passo sarebbe depositare il quesito referendario, una mossa che Renzi intende compiere all’inizio di settembre, tra il giorno 1 e il giorno 2 settembre, in concomitanza con le lezioni della sua scuola di formazione politica a Brescia.

Diverso il modus operandi immaginato da Salvini: ”A settembre proporremo un testo e io metterò la prima firma all’emendamento”, ha detto.

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