Oltre 50 mila lavoratori rischiano il posto: chi sono e perché

Il monito lanciato dai sindacati riguarda diversi settori strategici del nostro Paese, con stabilimenti in crisi per cui non sono ancora state trovate soluzioni

La Cgil lancia un avvertimento sul numero di casi di crisi industriale aperti al Ministero dello Sviluppo Economico. Il quadro che emerge dall’analisi dell’Area Industria e Reti della sigla sindacale, che continua a chiedere un intervento al Governo. Sono oltre 50 mila i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. Ben 33 mila sono coinvolti nelle trattative del Mise e altri 25 mila sono interessati da ristrutturazioni aziendali.

Decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici che pagano le conseguenze dei fallimenti degli imprenditori, della scelta di delocalizzare, cioè spostare la produzione all’estero, ricorrere alla cassa integrazione o ancora riconvertire gli impianti per altre produzioni.

Il decreto contro le delocalizzazioni al varo del Governo non ha fornito finora risposte alle difficoltà vissute da questi occupati, come sottolinea il sindacato. Le procedure oggetto delle disposizioni non ancora firmate, infatti, se dovessero rimanere così non avrebbero alcun effetto sulle crisi industriali aperte.

Oltre 50 mila lavoratori rischiano il posto: in quali settori

Tra i settori più colpiti ci sono quello calzaturiero e della moda, dunque quello della siderurgia. In particolare pesano gli stabilimenti dell’ex Ilva (vi abbiamo raccontato qua la sua complessa storia) e di Piombino, che contano 13 mila lavoratori.

A seguire ci sono il settore elettrodomestico, a causa della concorrenza spietata che arriva dai mercati esteri, e quello delle automotive, su cui influisce la crisi di Stellantis (qui il nostro approfondimento) e per cui è necessaria una riforma complessiva, che conduca verso una transizione ecologica senza rischi per i lavoratori.

Oltre 50 mila lavoratori rischiano il posto: le soluzioni della Cgil

Silvia Spera, responsabile di Aree di crisi industriali complessa, ha riferito che sono poche le vertenze che hanno trovato una soluzione. Tra le storie di successo il caso dell’azienda Elika, che produce cappe aspiranti da cucina, che ha riportato in Italia produzioni importanti grazie agli scioperi e alle risorse stanziate dal Governo.

Ma sono ancora molte decine i casi di crisi industriale aperti sul tavolo del Mise e per cui non sembrano esserci soluzioni, almeno nell’immediato. Che si traducono in migliaia di lavoratori e lavoratrici che chiedono risposte e temono per il proprio futuro.

Tra le soluzioni proposte dalla Cgil c’è quella di pensare a un progetto nazionale per indivduare strumenti strutturali per salvaguardare il sistema industriale, e parallelamente stanziare fondi per l’innovazione e la ricerca, rendendo l’Italia un traino per il resto dell’Europa.

I capitali pubblici, ha sottolineato Silvia Spera, dovranno avere “un segno”, e cioè andare in direzione delle “scelte industriali oggi necessarie” per garantire la “transizione energetica, digitale e ambientale“, e salvaguardare la capacità industriale già esistente.

Dunque un progetto di politica industriale fortemente controllato e monitorato dagli enti pubblici, che possa accompagnare il progetto di trasformazione e riconversione verso il green. E che potrebbe sfruttare i soldi del Pnrr (vi abbiamo spiegato qui quando arrivano in Italia).

© Italiaonline S.p.A. 2022Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Oltre 50 mila lavoratori rischiano il posto: chi sono e perché