Olimpiadi 2026, lavoro o “schiavi”? Scoppia il caso alla Fondazione Milano Cortina

Il bando MiCo Song cerca un musicista per l'Italia delle Olimpiadi, che però dovrà lavorare gratis

Ha già creato un caso il contest con cui la Fondazione Milano Cortina ha intenzione di scegliere il compositore del brano musicale dell’Italia alle Olimpiadi Invernali del 2026 a Milano Cortina. Il bando porta il nome di MiCo Song e non prevede nessun corrispettivo in denaro per il vincitore. Inoltre si prevede l’obbligo, di cessione gratuita dei diritti dell’opera alla Fondazione.

In cosa consiste e quali sono i requisiti per partecipare al bando

Il brano dovrà essere in italiano e ispirato al rispetto del credo olimpico, alla determinazione, all’energia interiore, alla sostenibilità economica, ambientale e sociale delle Olimpiadi di Milano Cortina. Dovrà inoltre avere una durata di massimo 3 minuti.

È “riservato agli Istituti superiori di studi musicali, ivi inclusi i Conservatori di musica, alle istituzioni autorizzate a rilasciare titoli di alta formazione artistica e musicale e coreutica nel settore musicale ovvero alle realtà musicali del circuito AFAM del Ministero dell’Università e della Ricerca, nonché alle bande musicali autonome civili e militari. In particolare, le bande musicali civili possono dimostrare l’appartenenza alle Federazioni ed Associazioni di rilievo nazionale o regionale, riconosciute come interlocutori del Ministero della Cultura”.

Tutti i requisiti sono disponibili al seguente link.

Perché il MiCo Song ha suscitato un dibattito

Il passaggio che ha fatto alzare più di un sopracciglio prevede che tutti i diritti (su musica e testo) sul brano musicale che vincerà MiCo Song “si intendono ceduti alla Fondazione Milano Cortina 2026, da parte dell’autore/degli autori del brano”, peraltro “a titolo gratuito”. Inoltre, si legge ancora nel bando, “l’autore/gli autori del brano MiCo Song cedono alla Fondazione, tra gli altri, il diritto di utilizzare il brano musicale nell’ambito delle attività svolte per l’avvicinamento ai Giochi in tutti i paesi del mondo, con facoltà di modifica, riproduzione e trasmissione dello stesso su qualsiasi media e supporto (…) e in qualsiasi evento”.

Su Facebook arrivano le parole indignate dell’associazione “Mi Riconosci”, che difende i lavoratori della cultura: “Poteva forse la Fondazione MilanoCortina2026 pagare un artista per scrivere l’inno delle Olimpiadi? Ovviamente no, ed ecco che il Ministero della cultura oggi diffonde un bando in cui il vincitore non solo non verrà retribuito, ma perderà TUTTI I DIRITTI sull’opera che diventerà la colonna sonora ufficiale dell’evento. Ma cosa volete? Musicisti o schiavi?”.

Nel frattempo sono in corso le Paralimpiadi a Tokyo: ecco quanto valgono le medaglie e che differenza c’è con le Olimpiadi.

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