Negozi chiusi la domenica, dietrofront? Possibili deroghe

Possibili modifiche sostanziali al testo del disegno di legge che limita le aperture domenicali dei negozi (26 domeniche su 52), testo che giovedì prossimo è atteso in Commissione Attività produttive della Camera

In origine fu il sindaco di Milano Beppe Sala, secondo cui alla locomotiva economica italiana non si può chiedere di limitare le aperture domenicali dei negozi; ora pare che l’argomento inizi a risultare sensibile anche per la Lega, pronta ad inserire diverse deroghe all’accordo fino ad ora raggiunto coi partner di governo del M5S.

Deroghe
La discussione si annuncia infuocata, specie dopo che l’Istat ha certificato la recessione tecnica del Paese. Il relatore del provvedimento, il leghista Andrea Dara, è possibilista (“l’intesa raggiunta non è la Bibbia”). Due le modifiche più probabili: la deroga per 14 città metropolitane e per l’e-commerce, cioè si potranno effettuare come prima le consegne anche di domenica dei prodotti acquistati online.

Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Venezia, le 14 grandi città che continuerebbero sulla linea liberalizzatrice tracciata dal governo Monti sette anni fa.

Davide Bendinelli, deputato di Forza Italia, prova a inquadrare la questione: “La domenica si potranno fare acquisti online, magari sul sito di qualche multinazionale straniera, ma non in molti dei nei nostri negozi. La volontà della maggioranza di governo, Lega-5Stelle, di limitare il commercio riducendo le aperture domenicali del 50% e durante le festività, avrà un impatto devastante sul Pil in generale e in particolare sulle imprese del settore e sulla nostra occupazione. Confimprese e Federdistribuzione stimano che con tale proposta si possano perdere fino a 60.000 posti di lavoro e addirittura 4 miliardi di Pil. Davvero un ottimo affare per un Paese in recessione”.

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