Le multinazionali contro i no vax: da Google a Ikea, le misure

Dagli Stati Uniti all’Europa, passando per la singolare situazione dell’Italia (dove le aziende non hanno ancora preso provvedimenti): dilaga il pugno duro

I diversi vaccini approvati dalla comunità scientifica contro il Covid-19 continuano a creare qualche diffidenza soprattutto nel mondo del lavoro. Per incoraggiare le vaccinazioni e fermare il virus, molti Stati hanno valutato l’introduzione di un obbligo per i lavoratori – come sta succedendo negli Usa con l’amministrazione Biden – o di un certificato che ne attesti l’immunizzazione, come in Italia per alcune categorie.

Nel nostro Paese infatti è stato introdotto di recente l’obbligo per gli over-50, ma in tutto il mondo sono diverse le strategie adottate in questo senso. Per questo, diverse multinazionali stanno adottando una nuova iniziativa per contrastare i no vax. Negli Stati Uniti, ad esempio, Citigroup è la prima banca di Wall Street ad assumere l’atteggiamento più duro tra quelli osservati fino ad oggi: i dipendenti che non sono ancora vaccinati rischiano il licenziamento.

Banche in prima linea per contrastare i no vax

Ad annunciarlo è stata la banca stessa in una nota. Il personale di Citigroup che entro il 14 gennaio non avrà ancora proceduto con la vaccinazione, sarà messo in congedo non retribuito e licenziato alla fine del mese, a meno che non gli venga concessa un’esenzione. L’istituto statunitense ha annunciato il suo piano per imporre nuove regole di vaccinazione a ottobre ed è la prima a imporre una misura così drastica.

Anche altre banche di Wall Street, tra cui Goldman Sachs, Morgan Stanley e JPMorgan si stanno muovendo con misure per i no vax. Finora hanno stabilito provvedimenti meno definitivi, come lo smart working per i dipendenti non vaccinati. Ma Citigroup non è la sola azienda privata nel mondo a imporre la politica “no jab, no job”, che in inglese vuol dire “niente puntura, niente lavoro”.

A fine settembre infatti la multinazionale dei voli United Airlines ha licenziato ben 593 dipendenti che si sono rifiutati di immunizzarsi. L’importante compagnia aerea americana è stata tra le prime a imporre l’obbligo vaccinale tra le più grandi aziende statunitensi. Ma anche in questo caso la tendenza a “rompere le scatole” ai no vax (parafrasando una recente espressione usata dal presidente francese Emanuel Macron) sta prendendo piede sempre più.

Da Google a Ikea, ecco chi sta prendendo provvedimenti

Anche Google ha scelto la linea dura per i no vax. I dipendenti avevano tempo fino allo scorso 3 dicembre 2021 per dichiarare il loro status vaccinale. Trascorsa quella data, sembra che Google stia contattando uno ad uno tutti i dipendenti non immunizzati. E così dal prossimo 18 gennaio 2022 coloro che risultano fuori regola verranno messi in aspettativa pagata per 30 giorni. Seguiranno poi sei mesi di congedo senza retribuzione e, infine, l’atto ultimo del licenziamento.

Recentemente anche Ikea ha operato una stretta nei confronti dei suoi dipendenti no vax operanti nel Regno Unito. Il gigante svedese del mobile ha stabilito che d’ora in avanti verserà solo l’indennità minima legale di malattia ai suoi dipendenti non immunizzati costretti in isolamento dopo un contatto con un positivo. “I collaboratori interamente vaccinati o esenti saranno pienamente pagati in caso di isolamento“, ha confermato l’azienda, che nel Regno Unito conta circa 100mila impiegati. In base alle norme attualmente in vigore a Londra, il confinamento dura 10 giorni per i non vaccinati, mentre non è obbligatorio per chi abbia ricevuto almeno due dosi.

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