Dopo 30 anni McDonald’s lascia la Russia: centinaia di negozi chiusi

Lo storico marchio americano del fast food volta le spalle al Cremlino. Chiusi ristoranti e store, Mosca dovrà rinunciare al Big Mac (e ad altre grandi aziende)

La guerra voluta da Vladimir Putin in Ucraina e iniziata con l’invasione dello scorso 24 febbraio si sta dimostrando un vero e proprio campo minato per il presidente russo, che pare essere molto in difficoltà su diversi fronti, oltre che visibilmente provato e instabile nelle condizioni di salute.

A dispetto di quanto ipotizzato alla vigilia del conflitto dagli esperti di politica internazionale, l’armata militare di Mosca ha mostrato molte debolezze una volta scesa in campo e anche i vertici burocratici e governativi del Cremlino hanno rivelato delle fragilità di visione strategica in merito alle possibili conseguenze economiche della guerra per l’economia della Russia.

McDonald’s chiude i battenti in Russia: ennesima grana per Putin

Messo alle strette dalle decisioni di Svezia e Finlandia in merito all’adesione alla Nato, sommerso dalle proteste degli oligarchi che devono fronteggiare sanzioni sempre più pesanti da parte dell’Occidente, Vladimir Putin ora deve fronteggiare anche un’altra grana che sta minando l’economia del Paese: la fuga di una delle più grandi multinazionali del mondo, un marchio conosciuto da tutti che ha deciso di abbandonare la Repubblica russa e chiudere tutti i propri store.

Stiamo parlando di McDonald’s, il colosso americano del fast food che dopo la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Urss ha rivoluzionato il modo di mangiare dei russi e la loro stessa idea di cibo, sull’onda delle aperture alla democrazia e all’economia di mercato dell’allora presidente Mikhail Gorbaciov.

Le pesanti conseguenze economiche per Mosca (ma anche per McDonald’s)

Dopo 32 anni, la società americana del Big Mac abbandona la Russia e chiude tutti i suoi 850 ristoranti. Gli edifici, i macchinari e i dipendenti dovrebbero passere nelle mani di un imprenditore russo vicino al leader di Mosca, un magnate che però non potrà usare gli archi dorati simbolo del colosso americano.

Le conseguenze di questa scelta sono pesanti e non solo per il Cremlino: gli esperti hanno calcolato una perdita superiore al miliardo di dollari. Ci hanno pensato a lungo a Chicago, dove già all’indomani dell’invasione dell’Ucraina avevano sospeso tutte le operazioni nei due Paesi in guerra, pur continuando a pagare gli stipendi ai dipendenti. In realtà un centinaio di negozi in franchising hanno continuato a funzionare da marzo, ma ora saranno costretti a chiudere o a cambiare ragione sociale.

Non tutti come McDonald’s: chi sceglie di andarsene e chi invece rimane

È probabile che i russi ai quali passerà la catena si inventeranno qualche cosa. Come è avvenuto nella repubblica autonoma di Donetsk dove McDonald’s ha chiuso nel 2014 a causa delle tensioni in Crimea. Infatti, nei giorni immediatamente successivi, è nato il nuovo marchio Donmak con un’insegna simile e prodotti fotocopia a quelli statunitensi.

Ad oggi però non tutte le grandi catene internazionali hanno effettuato questa scelta: infatti rimangono ancora aperti Burger King (che tra l’altro sta promuovendo nel Paese una campagna pubblicitaria continua e battente in tv e in radio) e Kfc-Kentucky Fried Chicken. Nel frattempo hanno chiuso Pepsi Cola e Starbucks, ma c’è da scommettere che anche per loro verranno trovati nuovi stratagemmi per riproporli in versione camuffata.