Tornano i licenziamenti, via il divieto: i 6 casi in cui le aziende possono lasciare a casa i lavoratori

Dal 18 agosto cade il divieto generalizzato di licenziamento che era stato deciso dal Governo il 17 marzo durante l'emergenza Covid. Ecco i casi in cui è possibile licenziare

Dal 18 agosto cade il divieto generalizzato di licenziamento che era stato deciso dal Governo il 17 marzo durante l’emergenza Covid per venire incontro ai lavoratori, già duramente provati dal lockdown e dalla cassa integrazione.

Quando si può licenziare

In particolare, il decreto Agosto stabilisce che sono tre i casi in cui si può ricorrere al licenziamento:

  • cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguente alla messa in liquidazione della società senza continuazione anche parziale dell’attività, nel caso in cui, nel corso della liquidazione, non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un suo ramo
  • accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono all’accordo, ai quali sarà riconosciuta la NASPI;
  • licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi in quello stesso ramo.

>>> Scarica qui il decreto Agosto pubblicato in Gazzetta Ufficiale <<<

Gli altri 3 casi possibili

Tuttavia, da questi tre casi previsti nel decreto Agosto, secondo gli esperti ne deriverebbero altri tre in cui i lavoratori possono essere lasciati a casa:

  • l’azienda ha esaurito le 18 settimane di cassa integrazione, a meno che il datore non abbia beneficiato dei 4 mesi di esonero contributivo;
  • l’azienda non può ricorrere alla sospensione dei lavoratori o alla riduzione del loro orario in seguito ad una modifica dell’organizzazione strutturale dell’impresa, chiudendo ad esempio un ufficio o un reparto;
  • in caso di licenziamento collettivo non riconducibile all’emergenza Coronavirus.

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