Lavoro, crolla l’occupazione ad agosto: chi sono i nuovi disoccupati

Rimane positivo il saldo complessivo dall’inizio dell’anno, ma rispetto al periodo pre-Covid i numeri sono impietosi

Passo falso per l’occupazione nel mese di agosto. I dati resi noti dall’Istituto di statistica (Istat) mostrano una pesante riduzione dei posti di lavoro per quanto riguarda gli individui tra i 15 e i 64 anni.

Il calo non si riferisce solamente al confronto con la situazione pre-Covid (qui il crollo assume dimensioni davvero sconfortanti, con oltre 390mila lavoratori persi), ma anche rispetto al precedente mese di luglio.

Infatti, il numero degli occupati di agosto fa registrare un -0,3% rispetto ai trenta giorni precedenti, un dato probabilmente legato alla riduzione dei contratti stagionali (qui per vedere l’impatto del Reddito di cittadinanza).

Come spesso capita, a farne le spese sono principalmente le donne, in gran parte occupate con impieghi precari che poi hanno avuto difficoltà a ritrovare sul mercato del lavoro.

Tutti i dati che preoccupano

Il calo congiunturale dell’occupazione si riflette quasi completamente sull’aumento dell’inattività. Gli inattivi sono tutti coloro che non vengono considerati né occupati né disoccupati, in quanto non hanno un lavoro ma non lo cercano nemmeno (qui il programma del governo Draghi per incrementare l’occupabilità).

Parallelamente rimane stabile il tasso di disoccupazione, valutato al 9,3%, in linea sia con i risultati del mese precedente sia confrontandolo a dodici mesi fa.

Un dato conforme rispetto a luglio è anche quello riferito alla disoccupazione giovanile, che si attesta al 27,3%. In questo caso è invece possibile registrare un decremento netto rispetto al 2020, quando nello stesso periodo dell’anno gli inoccupati tra i 15 e i 24 anni erano il 4,9% in più.

Globalmente ad agosto il tasso di occupazione complessivo per chi è in età lavorativa si attesta al 58,1%, scendendo di 0,2 punti nel paragone con il precedente mese di luglio.

La (drammatica) situazione femminile

Ed è proprio tra gli occupati che si evidenzia il primo dato di preoccupante disparità tra i sessi. Infatti, se per gli uomini il tasso di chi lavora è al 67,4%, tra le donne l’indicatore scende ad un preoccupante 48,9%, con un calo di 0,3 punti rispetto a luglio.

Anche in questo caso, l’unico modo per sottolineare un dato positivo è quello di effettuare il confronto con il 2020. Infatti – oltre al già citato calo della disoccupazione giovanile – anche per gli occupati in generale è possibile registrare un aumento annuo di 0,7 punti.

Ma anche qui la situazione femminile non sembra poter vantare qualche forma di miglioramento. Questo perché, scorporando i 162mila posti di lavoro in più rispetto ad agosto dello scorso anno (frutto di un calo di 131mila indipendenti, compensati da 293mila nuovi lavoratori dipendenti), si nota come le donne nuove occupate siano meno del 30%.

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