Lavoro, crisi senza fine: milioni di italiani non riescono a risalire

L’ultima ricerca condotta da Ipsos fotografa un Paese spaccato a metà. C’è ottimismo in ottica futura ma molte famiglie in crisi non riescono ancora a risalire

Sempre più italiani mostrano un cauto ottimismo per il prossimo futuro, grazie soprattutto ai fondi in arrivo con il Recovery Fund. La pandemia sembra ai titoli di coda grazie alle vaccinazioni, mentre la fiducia nell’Europa tocca i livelli massimi degli ultimi dieci anni.

Per molti cittadini la convivenza con il virus non ha intaccato la tradizionale propensione al risparmio, marchio di fabbrica del Belpaese dai tempi del boom economico. Anzi, in molti dichiarano come il lockdown abbia implementato l’attitudine alla parsimonia nelle spese, disincentivando gli acquisti ritenuti non di stretta necessità.

In maniera speculare esiste però un’altra Italia, una cospicua porzione di cittadini che ancora non riesce a riprendersi e che guarda con diffidenza al graduare ritorno alla normalità (con l’inevitabile ricomparsa di acquisiti e costi finiti in standby durante i mesi di restrizione sanitaria).

È questo il quadro del Paese che l’istituto di ricerca Ipsos ha delineato in occasione della 97^ Giornata Mondiale del Risparmio, celebrata lo scorso 21 ottobre 2021. Il calendario italiano prevede anche una giornata nazionale dedicata al tema, in programma ogni anno (dal 1924, anno in cui venne ideata dall’economista Maffeo Pantaleoni) il giorno 31 ottobre.

Italia spaccata: chi stava bene migliora, chi stava male peggiora

Ad affiancare l’Ipsos nella raccolta dei dati e nella loro rielaborazione è stata l’Acri, acronimo di Associazione di fondazioni e Casse di Risparmio. L’indagine prende appunto il nome di “Gli italiani e il risparmio” e delinea una spaccatura netta tra coloro che vivono una relativa tranquillità economica e chi invece fatica a trovare (o ritrovare) una certa stabilità.

Come spiegato da Francesco Profumo (ex Ministro dell’Istruzione del governo Monti, attuale presidente della Compagnia di San Paolo e della stessa Acri), stiamo assistendo a una vera e propria polarizzazione della società italiana, spaccata tra due fenomeni di andamento diametralmente opposto.

Infatti, chi riusciva ad accumulare sostanze e risorse prima della crisi ha continuato a farlo, riuscendo a incrementare il proprio patrimonio in maniera crescente anche in anni di incertezze e chiusure delle attività.

L’altra faccia della medaglia riguarda invece chi si trovava già in una situazione di instabilità economica, fosse essa temporanea o stabilmente compromessa. Queste persone oggi non riescono a risalire, navigano a vista e spesso sono impreparate ad affrontare anche le più piccole spese non programmate (qui tutti i dati sul crollo dell’occupazione ad agosto).

Molta la preoccupazione, soprattutto tra chi ha perso il lavoro

I dati mostrano come una parte consistente di italiani guardi al futuro con rinnovato entusiasmo e una buona dose di fiducia. Il 62% si dice molto o abbastanza appagato dalla situazione economica, con la consapevolezza che gli aiuti provenienti dall’Unione europea ed il successo della campagna di immunizzazione possano indurre a voltare pagina.

In tema di risparmio, resta molto alta la percentuale di cittadini che dichiara di essere riuscita ad accumulare beni e denaro nonostante le difficoltà dell’ultimo anno e mezzo. Il 45% sostiene di aver fatto economia senza sforzi eccessivi negli ultimi 12 mesi, guardando in modo positivo soprattutto al futuro.

Ma lo scenario è opposto per l’altra metà del Paese. Il 27% del campione intervistato non è soddisfatto delle proprie finanze, mentre ben l’11% afferma di sentirsi molto preoccupato. Nel frattempo è salita dal 47% del 2020 al 49% del 2021 la quota di persone che ha esaurito o si rende conto di essere prossima ad esaurire le risorse a propria disposizione.

I nuclei famigliari colpiti dalla crisi si attestano attorno ai 4 milioni (pari circa al 19% del totale). Di questi il 12% ha subito la perdita del lavoro, non riuscendo ad ottenere un nuovo impego fino ad oggi (qui la proposta di riforma su stipendi e nuovi stage).

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