Lavoro, gli ammortizzatori del decreto per evitare licenziamenti

Gli ammortizzatori sociali che il Governo ha intenzione di riconfermare con il prossimo decreto

Il decreto aprile è ormai ufficialmente slittato a maggio. Stando alle ultime notizie, comunque, il Governo ha intenzione di riconfermare gli ammortizzatori sociali a sostegno dei lavoratori e gli imprenditori in difficoltà. Per le aziende, quindi, rimane il divieto di procedere con licenziamenti fino a quando l’emergenza non sarà rientrata. In alternativa, però, possono scegliere una delle tre linee di intervento delineate dal decreto Cura Italia. Vediamo quali sono.

Coronavirus: gli ammortizzatori sociali previsti dal Cura Italia

Il decreto legge 18/2020, il cosiddetto “Cura Italia”, ha lasciato alle aziende tre possibilità di scelta. In piena emergenza Coronavirus, come accennato sopra, non potranno procedere con i licenziamenti ma, in caso di difficoltà economiche, potranno:

  • usufruire alla cassa  integrazione ordinaria conteggiata oltre i limiti di legge (anche se stanno già utilizzando trattamenti di integrazione straordinari);
  • ricorrere al fondo di integrazione salariale, che è stato appositamente rafforzato per le aziende con più di 5 dipendenti escluse dalla CIGO (potranno farlo anche se stanno già utilizzando assegni ordinari);
  • richiedere la cassa integrazione in deroga, senza limitazione del numero di dipendenti, qualora non rientrassero nelle due misure precedenti.

Le modalità di accesso sono state semplificate, mentre i tempi sono uguali per tutti: massimo 9 settimane entro il 31 agosto.

Le modifiche introdotte prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

Prima della conversione in legge del decreto, al testo del Cura Italia (in accordo con i sindacati) e in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, sono state apportate delle modifiche.

Le modifiche, nello specifico, riguardano:

  • l’art. 19 sulla CIGO, che è stato rivisto per rendere la procedura ancora più semplificata;
  • l’art. 22, con il quale rimaneva l’obbligo di raggiungimento di un accordo con i sindacati (di cui adesso le aziende sono dispensate);
  • l’aggiunta di ulteriori settimane di trattamento salariale per le aziende operanti in quelle zone maggiormente colpite dal Covid-19;
  • il riconoscimento di 3 mesi aggiuntivi di cassa integrazione in deroga (più ulteriori 4 settimane per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna).

L’ultima modifica che va citata, in fine, riguarda il rinnovo dei contratti a termine. A tal proposito, con il nuovo art. 19 bis, è stato stabilito che le aziende che usufruiscono degli aiuti riconosciuti dal Decreto Cura Italia possono rinnovare e prorogare i contratti a tempo determinato dei propri dipendenti, anche se in somministrazione e in scadenza nel periodo di fruizione degli ammortizzatori sociali, in deroga quindi a quanto stabilisce la legge.

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