Migliaia di lavoratori a rischio in questo settore: cosa sta succedendo

Stabilimenti chiusi, ferie anticipate e prolungate, lo spettro della cassa integrazione: da Nord a Sud, migliaia di italiani temono di non poter più lavorare

A poco più di un mese dalle elezioni anticipate del 25 settembre, negli ultimi giorni la campagna elettorale è entrata pienamente nel vivo con il deposito dei simboli da parte delle forze politiche e la presentazione dei rispettivi programmi. In spiaggia sotto l’ombrellone o in montagna tra sentieri e pedalate, gli italiani che ancora godono di alcuni giorni di ferie dopo Ferragosto devono fare i conti con la recrudescenza del coronavirus e la nuova minaccia sanitaria rappresentata dalla diffusione del West Nile Virus, con centinaia di casi registrati dalle autorità sanitarie soprattutto in alcune aree del Nord Italia.

In questo quadro agostano, l’opinione pubblica sembra essersi dimenticata della guerra in Ucraina, nonostante dal fronte orientale ogni giorno giungano notizie tutt’altro che rassicuranti sull’andamento del conflitto che vede contrapposti Mosca e Kiev. Eppure – proprio nei giorni in cui la Germania ha deciso di rinviare lo stop alla produzione nucleare annunciato solo poche settimane dal cancelliere Olaf Sholz – il prezzo dell’energia ha registrato un nuovo picco del prezzo al dettaglio: ad Amsterdam il costo di un megawattora ha toccato quota 251 euro, quando solo un anno fa veniva scambiato ad appena 27 euro.

Industrie in crisi a causa del rincaro dell’energia: a rischio la riapertura degli stabilimenti

Una situazione che, in Italia come nel resto d’Europa, sta innescando molteplici ripercussioni in moltissimi settori dell’economia e del lavoro, con centinaia di aziende costrette a duri e drastici tagli al personale per affrontare l’aumento delle spese. Lavoratori che rimangono a casa e famiglie che nel giro di poche settimane passano dal vedersi garantita un’entrata fissa tutti i mesi ad una situazione di grave incertezza per il prossimo futuro.

Questo è quello che sta accadendo proprio in questi giorni a molte realtà imprenditoriali del nostro Paese attive nella siderurgia, uno dei comparti che maggiormente risentono dell’instabilità bellica tra Russia e Ucraina e del conseguente rincaro del costo dell’energia.

L’ultimo esempio in Sicilia: dopo lo stop di giugno e luglio, gli stabilimenti della società Acciaierie di Sicilia rimarranno chiusi anche per tutto il mese di agosto, lasciando a casa oltre 500 lavoratori tra dipendenti diretti, indiretti e collaboratori esterni. Presso la propria sede di Catania, l’industria produce tondini per cemento armato e i nuovi prezzi dell’energia hanno fatto schizzare i costi di produzione, riducendo drasticamente i margini di guadagno e mettendo in ginocchio le casse aziendali.

Da Nord a Sud, le imprese a rischio per il rincaro dell’energia

Ma quello di Acciaierie di Sicilia – di proprietà del gruppo Alfa Acciai – non è purtroppo l’unico caso di forte difficoltà presente ad oggi in Italia per quanto riguarda il comparto siderurgico. In molte realtà si procede alla produzione per fasce serali perché in questi periodi della giornata l’energia costa meno. Lo spettro della cassa integrazione prolungata preoccupa i dipendenti, che vedono i propri dirigenti organizzarsi preventivamente in questo senso nel caso in cui a settembre le cose non siano migliorate.

In Veneto le Acciaierie Beltrame sono completamente ferme da luglio e non riprenderanno la propria produzione prima dell’autunno. Caso analogo per le Acciaierie Valbruna (multinazionale con 3 stabilimenti attivi nelle province di Vicenza, Brescia e Parma), che hanno già fermato alcuni reparti senza però dare alcuna indicazione sul potenziale ritorno ad una situazione di normalità.