Inail, meno infortuni ma più morti sul lavoro: cosa è cambiato col Covid

Inail, diminuiscono gli infortuni ma aumentano i morti sul lavoro: come sono cambiati i dati durante l'emergenza Covid

Sono stati resi noti gli Open data Inail 2020 riguardanti gli infortuni e le malattie professionali, dai quali è emerso un calo degli incidenti e un riscontrato aumento di morti sul posto di lavoro. I dati, come l’Istituto ha sottolineato, sono stati fortemente influenzati dall’emergenza Covid, che inevitabilmente ha avuto un impatto anche su questo comparto.

Inail, meno infortuni ma più morti sul lavoro nel 2020

Stando a quanto riporta l’Inail, le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto (554.340 in totale) tra gennaio e dicembre 2020 sono diminuite del 13,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Di queste, 1.270 hanno avuto esito mortale, facendo registrare un aumento del 16,6% rispetto all’anno precedente. In diminuzione, invece, le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 45.023 (-26,6% rispetto al 2019).

A tal proposito, come riportato sul sito Inail, va detto che “nei numero complessivo degli infortuni sono comprese anche le comunicazioni obbligatorie effettuate ai soli fini statistici e informativi da tutti i datori di lavoro e i loro intermediari, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, degli infortuni che comportano un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento”.

Come ribadisce l’Istituto, però, “i dati del 2020 sono fortemente influenzati dall’emergenza Coronavirus”, che ha letteralmente travolto il mondo del lavoro, cambiando abitudini e impegni di molti professionisti (la maggior parte dei quali sono stati costretti a casa a seguito dei vari lockdown, per interruzione dell’attività o ricorso allo smart working).

Inail, i fattori che hanno contribuito a far aumentare gli infortuni

Il confronto tra le denunce di infortunio Inail del 2020 e quelle del 2019 risente principalmente di alcuni fattori che hanno fortemente condizionato l’aumento dell’anno scorso, ovvero:

  • la sospensione su tutto il territorio nazionale tra il 9 marzo e parte del mese di maggio, ai fini del contenimento dell’epidemia da nuovo Coronavirus, di ogni attività produttiva considerata non essenziale;
  • la contemporanea chiusura dei plessi scolastici e la difficoltà incontrata dalle imprese nel riprendere la produzione a pieno regime nel periodo post-lockdown, che si sono tuttavia rivelati determinanti solo per il calo delle denunce di infortunio in complesso;
  • l’inclusione, a partire dalla rilevazione del marzo 2020, delle denunce di infortunio relative alle infezioni da Covid-19 avvenute nell’ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa e in itinere, alle quali sono dedicati specifici comunicati mensili, che ha avuto un impatto significativo sull’andamento dei decessi finora registrati, che risultano per questo motivo in deciso aumento.

Non a caso, tra i settori economici della gestione Industria e servizi, il settore Ateco “Sanità e assistenza sociale” si è distinto per il forte incremento delle denunce di infortunio in occasione di lavoro durante quasi tutto l’anno, nello specifico: +206% su base annua (dai più di 27.500 casi del 2019 agli oltre 84.000 del 2020), con punte di oltre il +750% a novembre e tra il +400% e il +500% a marzo, aprile, ottobre e dicembre, nel confronto con i mesi dell’anno precedente. Solo a gennaio e nel periodo estivo si rilevano decrementi compresi in un intervallo tra il -5% e il -17%. Nel 2020, inoltre, quasi i tre quarti delle denunce di questo settore hanno riguardato il contagio da Covid-19.

Gli operatori sanitari, infatti, non si sono mai fermati durante l’emergenza, al contrario, sono rimasti in prima linea e – pertanto – risultano essere – ancora oggi – tra le categorie più esposte al rischio.

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