Imprese in calo e dirigenti sempre più anziani: l’Italia negli ultimi 10 anni

La fotografia scattata da UnionCamere-InfoCamere mostra un Paese con sempre meno ricambio generazionale, fiaccato anche dall'emergenza coronavirus

Quasi 30 mila imprese in meno nei primi tre mesi del 2020 contro un calo di 21 mila nello stesso trimestre del 2019. Il bilancio della nati-mortalità delle imprese tra gennaio e marzo di quest’anno risente delle restrizioni seguite all’emergenza coronavirus: è il saldo peggiore degli ultimi 7 anni, anche se comunque si è in negativo ormai dal 2010, una conseguenza della recessione. L’altra notizia negativa è che gli imprenditori sotto i 50 anni alla guida delle aziende sono diminuiti di quasi mezzo milione.

Imprese in calo, ma non solo: imprenditori sempre meno giovani

Dal marzo 2010 al marzo 2020, però, anche l’età dei piccoli imprenditori del nostro Paese è cambiata, alzandosi sempre di più. Se nel 2010 gli over 50 rappresentavano il 54,8%, oggi sono il 66,4%. Tradotto in termini assoluti, 1,9 milioni titolari di imprese ultracinquantenni. Nel 2010 erano 1,7 milioni. La differenza non sembra esagerata, ma allo scarto si deve aggiungere anche il calo del numero totale delle imprese: -230 mila rispetto a 10 anni fa, in tutto oggi 3,1 milioni.

In sostanza, dal 2010 le imprese italiane non solo sono diminuite, ma hanno sempre meno imprenditori giovani nelle posizioni di vertice. I giovani, quindi quelli tra i 30 e i 49 anni, sono calati di 400 mila unità negli ultimi 10 anni. Quelli tra i 50 e 69, invece, registrano un +195 mila secondo i dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese.

Per quel che invece riguarda i singoli settori, è l’agricoltura quello maggiormente in mano agli over 50: 72,3%. Al secondo posto c’è il manifatturiero con il 60,3% (contro il 44,3% del 2010). Il settore delle costruzioni, invece, grazie agli immigrati-imprenditori nel 2010 registrava l’età media più bassa tra tutti i settori: a distanza di 10 anni, però, sono spariti 117 mila capi d’azienda tra i 30 e i 49 anni.

Le Regioni in cui si sono perse più imprese nell’ultimo anno

C’è poi il dato della chiusura delle ditte Regione per Regione, confrontando il primo trimestre del 2019 con quello del 2020. In testa c’è la Lombardia, con oltre 20 mila cessazioni, seguita da Veneto e Campania (oltre 11 mila), quindi Lazio, Piemonte ed Emilia-Romagna (oltre 10 mila). Il Lazio, però, è quella con uno dei saldi meno negativi (-564) visto che comunque ha registrato oltre 10 mila iscrizioni (seconda solo alla Lombardia, con più di 15 mila). Nessuna Regione, comunque, presenta un saldo positivo: la più virtuosa è la Valle d’Aosta, con un -108 tra iscrizioni e cessazioni, seguita dal Molise (-330) e dal Trentino Alto Adige (-399).

Guardando invece ai singoli capoluoghi di provincia, le città che hanno visto più cessazioni sono Roma (7.445), Milano (6.854), Torino (5.606) e Napoli (5.514). Le stesse che hanno comunque registrato più iscrizioni, ma in un ordine diverso: Roma 7.593, Milano 6.362, Napoli 4.477 e Torino 3.908. Guardando al saldo tra iscrizioni e cessazioni, le tre città peggiori sono Torino (-1.698), Napoli (-1.037) e Vicenza (-859). Le uniche col segno positivo, invece, sono Siracusa (+88) e Grosseto (+27).

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