Guerra ed economia: con i blocchi commerciali crollo del 10% del PIL russo

La Russia è il Paese che rischia di risentire di più a livello economico le conseguenze del conflitto. In Italia stimato un calo dello 0,31% del PIL annuale a causa dei blocchi commerciali

La guerra tra Russia e Ucraina prosegue. E a proseguire sono anche i danni umanitari ed economici che il conflitto sta provocando. Se del primo aspetto ne abbiamo parlato qui, il secondo è ad oggi un fattore in continua evoluzione e un’incognita il cui sviluppo è difficile da prevedere. Le ricadute economiche e commerciali dell’invasione dipenderanno infatti da numerose variabili: dalla durata della guerra, da come andranno i negoziati tra le parti e dalle decisioni di Putin di proseguire o meno con l’avanzata.

Ma, al di là di queste variabili, è possibile avere una prima stima di quali potrebbero essere i danni a lungo termine per le economie mondiali?

Con i blocchi commerciali -10% per il PIL della Russia

Al netto delle sanzioni, quali sono le nazioni che rischiano di perdere di più – in termini di PIL annuale – a causa dei blocchi commerciali?
Le restrizioni commerciali degli Stati Uniti e dei loro alleati verso la Russia potrebbero costare a quest’ultima quasi il 10% del suo prodotto interno lordo annuale nel lungo termine a partire dal 2022. A livello globale, proprio la Russia sarebbe così la nazione a risentire maggiormente il peso dei blocchi commerciali. Una conseguenza che potrebbe però spingerla a espandere gli scambi e ad aumentare le esportazioni con altri paesi come la Cina.

Tra le nazioni che pagherebbero di più il prezzo economico del conflitto ci sono poi la Lituania, con una variazione negativa prevista nel 2022 del -2,48% del PIL, la Lettonia (-2,02%) e l’Estonia (-1,98%), oltre alla Polonia (-0,78%) che proprio in questi giorni è la nazione che sta ospitando il maggior numero di rifugiati dall’Ucraina. Le conseguenze della guerra si farebbero sentire anche in Italia: a seguito delle restrizioni commerciali il PIL del nostro Paese subirebbe un calo dello 0,31%. Tra le nazioni che, invece, guadagnerebbero ci sarebbe la Cina, con una variazione però minima: +0,02% nel 2022.

Come è stato effettuato il calcolo

Le valutazioni sono il risultato di un modello di simulazione pubblicato in un documento di lavoro congiunto dai ricercatori del Kiel Institute for the World Economy e dell’Austrian Institute of Economic Research (WIFO). I calcoli sono stati effettuati utilizzando il modello KITE (Kiel Institute Trade Policy Evaluation). Il modello può simulare come i flussi commerciali si adeguano a lungo termine quando le catene di approvvigionamento internazionale vengono interrotte e come ciò influisce sulle opportunità di crescita di un’economia. Non modella gli effetti a breve termine delle sanzioni reciproche, che di solito portano a perdite di reddito da entrambe le parti.