Perché il Green Pass è un problema per i parchi divertimento

Gli esercenti preoccupati di un rilevante calo di presenze chiedono aiuto a Mario Draghi

Ci sono le discoteche, che nonostante il Green Pass ancora non hanno avuto occasione di aprire. Ci sono i bar e i ristoranti, dei quali si è ampiamente parlato, e rispetto ai quali il certificato verde non rappresenta una limitazione ma un modo di aggirare le misure anti-contagio, qualora si dovesse passare alla zona gialla e quindi all’obbligo di consumare i pasti esclusivamente al chiuso – un imperativo aggirato appunto con il lasciapassare vaccinale.

Mentre gli italiani sono nel pieno delle vacanze e i prezzi aumentano un po’ ovunque, con una spesa pro capite che il Codacons ha calcolato con precisione, c’è un settore che, un po’ come le discoteche, se la sta passando davvero male, e questa volta nonostante il Green Pass. Forse non è tra le mete più gettonate – mare, montagna – ma rappresenta pur sempre una fonte di reddito e un pezzo della nostra economia: si tratta dei parchi divertimento.

Perché il Green Pass rappresenta un problema per i parchi divertimento

Per entrare nei parchi divertimento, come Leolandia o Gardaland, è necessario essere in possesso del Green Pass. Questo appena trascorso è stato il primo fine settimana in cui tutti i frequentatori di montagne russe o castelli dell’orrore dovevano dimostrare di essere stati vaccinati. Come è andata? A detta degli esercenti molto male.

Le presenze sono infatti calate della metà, quindi del 50%. Lo ha denunciato l’Associazione Parchi Permanenti Italiani, che fa parte di Confindustria: il calo dipende dal fatto che i parchi si rivolgono prevalentemente ai teenager, fascia della popolazione tra le meno vaccinate in assoluto – anche se questo forse sarà vero ancora per poco, come dimostra la corsa agli hub degli adolescenti, per i quali tra l’altro Figliuolo ha alcuni piani ben chiari.

Cosa chiedono al governo di Mario Draghi i gestori dei Luna Park

Il modello al quale i proprietari e i gestori dei Luna Park invitano a guardare è la Francia. Oltralpe l’età minima per il Green Pass è stata elevata a 18 anni, una mossa che risolverebbe il problema delle presenze ad esempio a Gardaland, non agendo da deterrente per gli adolescenti che in questo weekend si sono tenuti alla larga dai parchi.

Macron ha inoltre previsto “in autunno ristori pari all’80% delle perdite subite per le aziende più danneggiate dal provvedimento” che introduce l’obbligo di Green Pass. Con queste parole, Giuseppe Ira, che guida l’associazione e il parco lombardo di Leolandia, ha rivolto il suo appello al governo.

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Perché il Green Pass è un problema per i parchi divertimento