Flop Reddito di cittadinanza, spesi tre miliardi per soli mille posti

Secondo fonti sindacali i percettori del sussidio che hanno trovato un impiego dopo aver siglato i patti per il lavoro sono al momento meno di mille su una platea di oltre 700mila beneficiari occupabili

È un bilancio tutt’altro che positivo quello del Reddito di cittadinanza. A otto mesi dalla partenza della misura tanto cara al M5s, hanno ottenuto un impiego solo mille persone, a fronte di tre miliardi spesi finora. E tutto ciò nonostante i beneficiari “occupabili”, ovvero coloro che in cambio del Reddito sono tenuti a sottoscrivere il “patto per il lavoro”, siano circa 700mila. I numeri non sono dunque lusinghieri: pesano ritardi e mancanza di attrezzature necessarie ai navigator per svolgere il loro lavoro.

Reddito di cittadinanza, i numeri del flop

L’Inps comunica che al momento sono 857mila le famiglie che usufruiscono del Reddito di cittadinanza. A 200mila vengono corrisposti meno di 200 euro al mese. Sono invece più di 700mila i beneficiari del sussidio considerati attivabili su un totale di oltre 2 milioni di persone coinvolte. Secondo fonti sindacali riportate da Il Messaggero, su queste 700mila persone occupabili che hanno usufruito del provvedimento sono stati spesi circa 3 miliardi di euro per meno di mille posti di lavoro creati. In realtà solo 50mila sono state contattate per firmare il patto del lavoro, la procedura burocratica che dovrebbe portare – solo in teoria – il disoccupato sussidiato a trovare un impiego, la cosiddetta fase 2 del reddito. Ovviamente ancora meno sono quelli che hanno trovato effettivamente un lavoro grazie a navigator: si tratta dello 0,14%. Nulla, se si considera l’ enorme spesa sostenuta dalla collettività per finanziare il sussidio grillino: 3 miliardi di euro.

Reddito di cittadinanza, i motivi del flop

Si ipotizza che i numeri molto bassi siano dovuti a problemi alla “fonte”. Le convocazioni nei centri per l’impiego vanno a rilento tanto che molte persone non hanno ancora iniziato i percorsi d’inserimento nel mondo del lavoro. Ma ci sono anche problemi di natura tecnica: in diverse regioni ai navigator non sono stati forniti neanche gli strumenti informatici necessari per svolgere il proprio compito.

I pochi beneficiari che trovano effettivamente un lavoro, poi, lo trovano precario. Secondo l’Anpal, solo il 18% ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato, tutti gli altri sono precari. Nei centri dell’impiego si stanno accorgendo che molti beneficiari non hanno competenze minime neppure per trovare un lavoro umile: hanno una scolarizzazione troppo bassa, il 60/70% con un obbligo scolastico non completato, basse qualifiche in settori (come edilizia, commercio, logistica) dove c’è turnover continuo, quindi potranno essere impiegati solo a tempo determinato. Inoltre, le aziende cercano i profili di cui hanno bisogno attraverso altri canali, sapendo che molto difficilmente troverebbero qualcuno adatto tra i percettori del reddito iscritti ai Centri per l’ impiego.

L’allarme dei sindacati

I numeri mettono in allarme i sindacati. Spiega Federico Bozzanca della Fp Cgil: “Anche se è ancora troppo presto per parlare di un flop, questi dati dimostrano che in Italia non vi sono le condizioni per una ripresa dell’occupazione stabile, indipendentemente da ciò che è stato messo in moto sul versante delle politiche attive. Il sistema dei centri per l’impiego, poi, non è ancora in grado di contribuire al rilancio delle politiche attive: c’è ancora carenza di personale, i navigator in molte regioni non sono operativi, infine mancano più in generale politiche di sistema che incentivino l’inserimento lavorativo”.

 

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