Fine blocco dei licenziamenti, data dietro l’angolo: quali sono le eccezioni

Martedì atteso il decreto che dovrebbe prorogare la misura per le aziende più colpite dalla crisi

Sabato 26 giugno è stata una giornata di mobilitazione per i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che, a Firenze, Bari e Torino, sono scesi in piazza contro la fine del blocco generalizzato dei licenziamenti. Quando finisce il blocco generalizzato dei licenziamenti? La data è dietro l’angolo. Si tratta del 30 giugno 2021.

“Oggi chiediamo la proroga del blocco”, ha detto il leader della Cgil Maurizio Landini, “è il momento di unire, non di dividere e non è il momento di ulteriori fratture sociali”. Il riferimento del numero uno della confederazione del lavoro è proprio al blocco “non” generalizzato dei licenziamenti. Sì, perché sul divieto di mandare a casa i lavoratori, il governo ha deciso di muoversi con due velocità. Ecco tutti i dettagli.

Cosa succede dal primo luglio

Premesso che il governo può ancora intervenire sulla materia prima della data di scadenza fissata per la fine del mese corrente, dal primo luglio le aziende con accesso alla cassa integrazione ordinaria avranno la possibilità di disporre licenziamenti sia collettivi (per i quali, però, è richiesto il confronto con i sindacati), sia individuali, per motivi economici (qui altri dettagli sulla scadenza).

La stessa cosa non vale per le aziende che dal primo luglio faranno ricorso alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Per questa seconda casistica, infatti, il blocco dei licenziamenti viene automaticamente prolungato al 31 dicembre 2021 come conseguenza dell’ottenimento della cig, che non prevede un contributo aggiuntivo da parte dell’azienda.

Eccezioni: quali sono le categorie per le quali il blocco dei licenziamenti resta in vigore

Per il momento nessuna certezza assoluta, ma l’intermediazione di Draghi avrebbe consentito un accordo “selettivo”, sulla base del quale il blocco dei licenziamenti entra in vigore per alcune categorie di lavoratori e non per altre.

I dipendenti che ancora potranno beneficiare dello scudo, farebbero parte dei settori che più di tutti hanno risentito della crisi del Covid. Si è già fatto riferimento al settore tessile e calzaturiero, ma ce ne sarebbero anche altri coinvolti dal decreto, che sposterebbe quindi le lancette di qualche mese, fissando al 31 ottobre il nuovo limite. Le certezze arriveranno solo quando si potrà fare riferimento a un testo, quello del decreto, che potrebbe arrivare già martedì.

Nonostante la misura stia agitando le associazioni del lavorati, c’è da dire che alcuni licenziamenti sono però sfuggiti alla rete di sicurezza del blocco. Come è stato possibile? Qui la risposta.

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