Ferie non godute, giro di vite sulla monetizzazione

Stretta della Cassazione: chi ha accumulato centinaia di giorni di ferie arretrate non potrà chiedere facilmente un’indennità sostitutiva

Dalla Cassazione arriva una brutta notizia per gli stakanovisti della pubblica amministrazione: chi ha accumulato giorni di ferie non goduti sperando poi di monetizzarli quando va in pensione o si trasferisce da un ramo all’altro del pubblico impiego, non potrà chiedere facilmente un’indennità sostitutiva. È meglio dunque andare in vacanza.

Per passare all’incasso delle ferie non consumate, non è sufficiente – spiega la Suprema Corte – sostenere la semplice carenza di organico, ma servono documenti circostanziati che dimostrino “eccezionali e motivate esigenze di servizio o cause di forza maggiore” che hanno reso indispensabile la rinuncia alle vacanze, lontano dal lavoro.

IL CASO – Gli ermellini hanno respinto la richiesta di un ex primario, che in dieci anni di servizio presso la Ausl di Reggio Emilia aveva accumulato 246 giorni di ferie non godute e poi, quando era andato a dirigere un altro reparto di Ortopedia presso l’ospedale di Pieve di Coriano, nel Mantovano, aveva chiesto l’indennità sostitutiva all’azienda sanitaria reggiana. L’uomo non ha fornito alcun documento alla Cassazione che dimostrasse la necessità della sua presenza a scapito del diritto alle ferie. Quindi gli è stato negato l’indennizzo.

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