Un mese di stipendio in più: come funziona la proposta di Pd e Azione

Misure per i lavori dipendenti per contrastare gli effetti del caro vita: i programmi dei partiti di Enrico Letta e Carlo Calenda si assomigliano. Ma non troppo

Con la campagna elettorale che entra nel vivo, in vista delle elezioni politiche del 25 settembre (ecco quando e come si vota), partiti e coalizioni si sfidano a colpi di proposte e promesse. Uno dei temi caldi è, come al solito, quello del lavoro e della riduzione delle tasse.

In quest’ambito il Partito Democratico e Azione, seppur con modalità differenti, hanno messo in campo un’idea comune: garantire ai lavoratori dipendenti uno stipendio in più per contrastare il peso ormai insostenibile del caro vita. Secondo gli analisti, però, la misura comporterebbe miliardi di euro di uscite per le casse pubbliche, finendo inevitabilmente con innescare il circolo vizioso degli aumenti “da qualche altra parte”.

La proposta di Azione

Esattamente a un terzo del programma da 68 pagine stilato da Azione, si incontra la sezione dedicata al Fisco. Un ambito, afferma il leader Carlo Calenda, che come nessun altro “dimostra l’essenza del problema italiano: uno status-quo vecchio e inefficiente”.

Per questo nel paragrafo dedicato all’Irpef, a pagina 22, il partito del Terzo Polo propone una “detassazione straordinaria – solo per il 2022 – di una extra-mensilità (fino a 2.200 euro) che le imprese potranno scegliere di erogare ai propri dipendenti al fine di alleviare gli effetti dell’inflazione”.

Per quanto riguarda i giovani, invece, Azione una detassazione totale fino a 25 anni e del 50% fino a 29 anni. In merito ai lavoratori autonomi, infine, Calenda e soci sottolineano come il regime forfettario, nella sua attuale versione, abbia favorito tanti lavoratori ma come al contempo costituisca “una formidabile barriera contro la crescita”. Per questo propone di realizzare, per chi supera i 65mila euro di ricavi annui, uno “scivolo biennale di tassazione agevolata che accompagni gradualmente l’ingresso alla tassazione ordinaria Irpef”.

La proposta del PD

Quello delle mensilità in più per i lavoratori dipendenti rappresenta invece “il cuore” dell’intero programma del Partito democratico. O almeno così sostiene il segretario Enrico Letta, che promette: “Se vinceremo le elezioni garantiremo una mensilità in più alla fine dell’anno dovuta alla riduzione delle tasse sul lavoro per le lavoratrici e per i lavoratori”.

Che la proposta sia “al centro” del programma dem sembra comprovato dal fatto che l’accenno allo stipendio extra si trova fisicamente a metà del programma di 37 pagine (più “contenuto” dunque di quello di Azione) pubblicato online. A pagina 18 infatti si legge: “Vogliamo aumentare gli stipendi netti fino a una mensilità in più, con l’introduzione progressiva di una franchigia da 1.000 euro sui contributi INPS a carico dei lavoratori dipendenti e assimilati (a invarianza di computo ai fini pensionistici), destinando a tale scopo il recupero di evasione fiscale fissato come obiettivo dal PNRR entro il 2024″.

Tra i “pilastri di Italia 2027” dipanati in calce al documento, il PD riassume in una riga la sua idea sul Fisco: “Per attuare il principio costituzionale della progressività fiscale giù le tasse sul lavoro, una mensilità in più a fine anno e rivoluzione digitale nel contrasto all’evasione fiscale”. Nelle scorse settimane Letta aveva messo sul tavolo anche un’altra (vecchia) proposta rivolta ai giovani, a dire il vero già bocciata nel 2021 dal Governo Draghi: una dote da 10mila euro ai diciottenni (ecco cos’è e come funziona).