Nuovo Dpcm, gli estetisti non chiudono: qui protocollo anti-Covid “paragonabile a una sala operatoria”

L'ultimo Dpcm Conte del 24 ottobre ha “graziato” i servizi alla persona, consentendo a tutte le attività inerenti, come i centri estetici, di continuare a lavorare normalmente

I centri estetici non chiudono, né subiscono ulteriori restrizioni. L’ultimo Dpcm Conte del 24 ottobre ha “graziato” i servizi alla persona, consentendo a tutte le attività inerenti, come parrucchieri e centri estetici, di continuare a lavorare normalmente.

Un intenso tira e molla con il Governo ha portato Confestetica a strappare l’ok di Conte e dei suoi. L’associazione nazionale maggiormente rappresentativa dei centri estetici ha inviato nei giorni scorsi un documento all’Esecutivo chiedendo esplicitamente di restare esclusi dalle nuove misure anti-Covid, perché già è altissimo il prezzo pagato, e soprattutto stringenti le norme igieniche da rispettare.

I centri estetici rispettano un protocollo anti-contagio ferreo “paragonabile a quello di una sala operatoria” spiega il segretario generale di Confestetica Roberto Papa.

La cura della persona è sempre stata un servizio di primaria importanza, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria e di forte tensione emotiva come quello che stiamo vivendo oggi. Da alcune indiscrezioni trapelate prima della firma ufficiale del nuovo decreto, il Governo avrebbe valutato la chiusura dei centri estetici per prevenire il diffondersi del Covid. Alla fine, ha disposto solo la chiusura di palestre, piscine e centri benessere.

Un protocollo pioneristico già prima del lockdown

Confestetica già l’8 marzo scorso, quindi un giorno prima del lockdown nazionale, aveva invitato le proprie 21mila associate, su un totale di 35mila centri estetici in Italia, a chiudere le proprie attività. La stragrande maggioranza di loro non aveva esitato a procedere alla chiusura immediata.

I centri estetici, insomma, sono stati i primi a dotarsi di un protocollo di sicurezza anti-contagio Covid, redatto nella prima edizione già da fine marzo, quando nessuno parlava ancora di protocolli. “Questo protocollo, oltre ad essere stato pionieristico, è stato un modello seguito in molte Regioni” spiega Papa. Inoltre, il Capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli ha considerato la rilevanza di questo protocollo inviandolo all’INAIL, Ministero della Salute e Presidenza del Consiglio.

Oggi i centri estetici sono uno dei luoghi più sicuri in Italia, si lavora solo su appuntamento, i trattamenti vengono eseguiti in cabine separate, si lavora con guanti, mascherine FFP2 e visiere, viene garantita la massima sicurezza e la massima igiene e sanificazione degli ambienti tra un cliente e l’altro.

Il problema degli abusivi

Gli operatori regolari del settore sono circa 80mila, per il 97% donne che ogni giorno si prendono cura delle persone, rispettano il protocollo sanitario, pagano affitti, utenze, fornitori, stipendi, contributi e tasse.

Secondo i dati forniti da Confestetica, sono invece circa 120mila gli abusivi, ovvero quelle persone che senza titolo e senza il rispetto delle regole, soprattutto sanitarie, non pagano le tasse ed eseguono trattamenti sul corpo delle persone direttamente al domicilio delle clienti violando ogni normativa e mettendo seriamente in pericolo la salute pubblica, aumentando il rischio di contagio.

“Da marzo a maggio, ovvero in pieno lockdown, le abusive hanno fatto affari d’oro, girando di casa in casa, con l’autocertificazione in tasca, alla faccia di quelle regolari che hanno rispettato l’ordine di chiusura” denuncia Papa. “Pensare di chiudere, oggi, i centri regolari, dove le estetiste regolari sono delle vere e proprie sentinelle anti-contagio, proprio per il rispetto ferreo del protocollo di sicurezza, vorrebbe dire favorire gli abusivi, che potranno andare ancor più di casa in casa, questa volta senza bisogno di avere l’autocertificazione in tasca e senza nessun controllo poiché le autorità non possono entrare nei domicili privati”.

Ipotizzando che gli abusivi eseguano una media di quattro trattamenti al giorno, significa che questi entrerebbero, ogni giorno, indisturbati e potenzialmente contagiosi nelle case di mezzo milione di italiani, che in un mese significherebbe 15 milioni di contatti.

“ll messaggio etico-sociale che il Governo avrebbe dato con questa ventilata chiusura dei centri estetici regolari sarebbe che non conviene avere dei centri estetici, ma è più conveniente lavorare abusivamente. Potenzialmente questa scelta del Governo avrebbe portato molti centri a prendere seriamente in considerazione la decisione di diventare abusivi a loro volta”. Fortunatamente, il Governo ha ascoltato l’appello degli estetisti.

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