Disoccupazione, come cambia nel 2022: i nuovi limiti reddituali

Nella legge di Bilancio sono previsti nuovi limiti reddituali per richiedere lo stato di disoccupazione, con la soglia che è stata alzata

Con la nuova legge di Bilancio 2022 arrivano importanti novità anche per lo stato di disoccupazione, con nuovi requisiti fondamentali che permetteranno agli interessati di ottenere lo status ed essere anche esonerati dagli obblighi connessi al Reddito di cittadinanza. Se una delle grandi novità della legge è stato il bonus part time (vi abbiamo parlato qui di cos’è e di come funziona), i nuovi limiti reddituali imposti per la disoccupazione erano nell’aria e hanno portato il ministero del Lavoro a chiarire i nuovi paletti imposti tramite una nota.

Stato di disoccupazione, i nuovi limiti

Il Ministero del Lavoro, tramite la nota n. 5824/2022, ha infatti annunciato quelli che sono i nuovi limiti reddituali  per la richiesta dello stato di disoccupazione. Se fino allo scorso anno la “no tax area” era pari a 8.145€ annui per i lavoratori dipendenti (compreso il lavoro intermittente) o parasubordinati e 4.800€ annui per i lavoratori autonomi (compresa la partecipazione in qualità di coadiuvanti o collaboratori all’impresa familiare e di prestazioni di lavoro autonomo occasionale con ritenuta d’acconto, senza partita Iva) con la legge n. 234/2021, contenente la Riforma dell’Irpef, è stato registrato l’innalzamento della soglia.

Infatti, come comunicato dal Ministero, i limiti reddituali sono passati a 8.174 euro annui per i lavoratori dipendenti e a 5.500 euro per i lavoratori autonomi. Il Ministero nella nota fornisce in allegato i nuovi fac simile della documentazione, alla luce dell’aumento dei limiti di reddito per mantenere lo stato di disoccupazione, reperibili anche sul sito web dedicato al reddito di cittadinanza.

Disoccupazione, come ottenerla

Ricordiamo che per ottenere lo stato di disoccupazione bisogna rilasciare la DID, la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro e alla partecipazione alle misure di politica attiva e rientrare in uno dei seguenti casi:

  • assenza di attività lavorativa di ogni tipo;
  • presenza di attività lavorativa nei limiti reddituali previsti dall’art 13 del DPR n. 917/1986.

Come specificato quindi dall’art. 4, comma 15-quater del DL n. 4/2019, sono considerati disoccupati anche i lavoratori “il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”. Ciò che determina lo stato di disoccupazione in caso di presenza di attività lavorativa è pertanto il reddito percepito, che deve rientrare nei limiti comunicati dalla nota del Ministero del Lavoro (a proposito di disoccupazione, all’Italia spetta il primo posto in Europa per numero di disoccupati che non cercano lavoro).

Reddito di cittadinanza e disoccupazione

Oltre che per lo stato di disoccupazione, la DID serve anche per ottenere il riconoscimento del Reddito di cittadinanza. Per ottenere l’aiuto statale, inoltre, è richiesta anche l’adesione al percorso personalizzato finalizzato all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale. Da questi obblighi, però, possono essere esonerate alcune categorie di persone, tra cui i lavoratori che conservano lo stato di disoccupazione in caso di svolgimento di attività di lavoro dipendente o autonomo, ovvero il reddito non superiore alle nuove soglie imposte.

Il reddito però non è l’unica condizione necessaria ai fini dell’esonero. Infatti il lavoratore può essere esonerato dagli obblighi nel caso in cui il tempo impiegato nell’attività lavorativa sia superiore alle 20 ore settimanali e quando il tempo di lavoro, sommato al tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro, sia superiore alle 25 ore settimanali. Solo chi soddisfa queste condizioni può quindi richiedere l’esonero rilasciando un’autocertificazione ai sensi del dpr n. 445/2000, impegnandosi al contempo a comunicare il termine del motivo di esonero.