Coronavirus: quali sono i lavori più a rischio e dove ci si infetta di più

Dal monitoraggio sulle infezioni sul lavoro e dei decessi collegati a Covid-19 effettuati dall'Inail, emerge il profilo dei lavoratori più a rischio di contrarre la malattia

Sono ben 131.090 i contagi da Covid-19 sul lavoro denunciati all’Inail, quasi un quarto delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute all’Istituto durante il 2020. Solo nell’ultimo trimestre dell’anno, quello della seconda ondata di coronavirus, sono stati registrati oltre 75 mila casi, più della metà del totale. Per avere un termine di paragone, durante la prima ondata, nel trimestre compreso tra marzo e giugno, le segnalazioni totali sono state 50 mila, mentre nei mesi estivi circa un migliaio al mese. Dai dati diffusi da Inail è possibile capire chi è più a rischio di contrarre il coronavirus sul posto di lavoro.

Covid, infezioni sul lavoro: più contagi tra le donne

Una prima differenza sostanziale è dovuta al sesso di chi ha denunciato l’infezione. Le donne sono il 69,6% dei contagiati, gli uomini il 30,4%. Letà media è di 46 anni per entrambi i sessi. Il 42,2% delle denunce arriva dalla fascia dei lavoratori tra i 50 e i 64 anni, il 37% dalla fascia tra i 35 e i 49 anni, il 19% dagli under 34 e l’1,8% dagli over 64.

L’85,7% dei lavoratori che ha denunciato l’infezione è di nazionalità italiana. Gli stranieri sono il 14,3%. Di questi il 20,9% è di nazionalità rumena, il 14% peruviana, il 7,9% albanese, il 4,7% ecuadoregna e il 4,2% moldava.

Covid, infezioni sul lavoro: più contagi a Nord Ovest

Quasi la metà delle denunce è arrivata dal Nord Ovest, con la Lombardia che apre la classifica delle regioni con più contagi sul posto di lavoro. In testa a livello nazionale le province di Milano (11,1%) e Torino (7,5%). Al Centro è stata Roma la provincia con più infezioni sul lavoro nel 2020 (4,5%).

  • Nord Ovest (47,5%).
  • Nord Est (23%).
  • Centro (13,8%).
  • Sud (11,5%).
  • Isole (4,2%).

Covid, infezioni sul lavoro: i settori più a rischio

I lavoratori più a rischio di contrarre il coronavirus sono, come è prevedibile, gli operatori sanitari. A loro fanno seguito i lavoratori della Pubblica Amministrazione e i servizi di supporto. Questi i settori da cui sono arrivate più denunce.

  • Sanità e assistenza sociale (68,8%).
  • Pubblica Amministrazione (9,1%).
  • Noleggio e servizi di supporto, come vigilianza, pulizia e call center (4,4%).
  • Settore manifatturiero (3,1%).
  • Servizi di alloggio e ristorazione (2,5%).

Per ognuno degli altri settori le denunce si fermano all’1,8% del totale. Ad esempio per i servizi alla persona, il commercio, le consulenze professionali e scientifiche, il trasporto e la logistica.

Coronavirus sul lavoro: quante sono state le vittime

Sono 423 le denunce di infortunio sul lavoro per infezione da Covid-19 con esito mortale pervenute all’Inail. Oltre il 44% è avvenuto ad aprile, quasi il 30% a marzo. Nonostante l’aumento vertiginoso di casi segnalati a novembre, in quel mese si è registrato il 9,7% dei decessi. La prima ondata ha dunque fatto più vittime tra i lavoratori. La quota sul totale dei decessi segnalati all’istituto è del 79% per i mesi di marzo, aprile e maggio, e del 18% per quelli di ottobre, novembre e dicembre.

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