Si ammala di Covid al lavoro e muore: è infortunio e la famiglia verrà risarcita

Covid e lavoro, sono tante le questioni ancora aperte. Il caso di un dipendente di Poste morto per Covid e la cui famiglia verrà indennizzata

Covid e lavoro, sono tante le questioni ancora aperte e non completamente risolte, come il green pass (qui cosa prevede il nuovo decreto 9 settembre). Ora, un caso di cronaca potrebbe fare da apripista diventando un importante precedente a livello nazionale.

Covid sul lavoro, è infortunio? Il caso

A un lavoratore di Poste Italiane della provincia di Torino, che aveva contratto il Covid allo sportello a gennaio 2021 e che poi era purtroppo deceduto il mese dopo, l’INAIL ha riconosciuto l’infortunio sul lavoro E questo di per sé è già previsto dalla legge. Ma in più, l’Istituto ha deciso di riconoscere un indennizzo alla famiglia del lavoratore deceduto.

Ma vediamo come sono andati i fatti. L’uomo, dipendente di Poste Italiane, si ammala di Covid e muore. La famiglia, supportata dalla SLC Cgil, apre la pratica per infortunio sul lavoro, anche grazie al sostegno stesso di Poste.

Pochi giorni fa, quindi a quasi 7 mesi dai fatti, l’Inail ha deciso di procedere con la pratica, affermando di fatto un principio imprescindibile per cui i sindacati si sono battuti a lungo, a partire dalla definizione dei protocolli per la salute e la protezione dal contagio nei luoghi di lavoro.

Covid sul lavoro, riconosciuto risarcimento: un precedente importante

Oltre al riconoscimento dell’infortunio, come dicevamo, la famiglia potrà anche essere risarcita: riceverà infatti la rendita prevista per i superstiti prevista dalla legge.

Si tratta del primo caso di Poste Italiane al quale è stato riconosciuto l’infortunio sul lavoro per Covid, creando dunque un importantissimo precedente, che può anche rappresentare una spinta per i familiari dei lavoratori ad agire in questo senso in situazioni simili.

Covid sul lavoro, cosa prevede l’INAIL

Forse non tutti sanno che l’Inail il 17 marzo 2020, quindi a inizio pandemia, aveva già chiarito che l’infezione da Covid va trattata come infortunio sul lavoro (malattia-infortunio). Il presupposto tecnico-giuridico è quello dell’equivalenza tra causa violenta, richiamata per tutti gli infortuni, e causa virulenta, costituita dall’azione del Coronavirus.

Ma quali sono le modalità di riconoscimento dell’infortunio da Covid? L’INAIL riconosce tutti i casi in cui sia accertata la correlazione con il lavoro.

In alcune categorie, per le quali sia implicito il cosiddetto “rischio specifico”, vale la presunzione di esposizione professionale. Per gli eventi riguardanti gli altri casi, viene applicata l’ordinaria procedura di accertamento medico-legale che si avvale essenzialmente dei seguenti elementi: epidemiologico, clinico, anamnestico e circostanziale.

In caso di infezione Covid o di sospetto di contagio in occasione di lavoro, come per gli altri casi di infortunio, il datore di lavoro deve procedere alla denuncia/comunicazione di infortunio. Il medico certificatore che ha fornito la prima assistenza deve trasmettere all’Inail il certificato di infortunio.

La diagnosi di Covid è il momento della regolarizzazione del caso da cui far decorrere la tutela INAIL. Qualora il soggetto sia stato in malattia, all’epoca sospetta Covid, e, quindi, in quarantena o in isolamento fiduciario domiciliare, la conferma del test consentirà la regolarizzazione del caso con decorrenza dal momento della attestata assenza dal lavoro. La tutela Inail copre infatti l’intero periodo di quarantena.

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