Covid, dramma lavoro: quali sono le categorie più colpite

Uno studio individua nei lavoratori più giovani e nelle donne i prototipi degli occupati più in crisi per il Covid-19

A fare le spese delle chiusure per il coronavirus sono i più giovani e le donne. Un report della Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha tracciato il profilo dei lavoratori più colpiti dalla crisi dovuta al Covid-19.

Covid, i lavoratori più colpiti dalle chiusure: gli under-35

Nei settori interessati direttamente dalle misure restrittive del Dpcm del 24 ottobre, sopratutto cultura, sport e soprattutto ristorazione, si contavano a fine 2019 in Italia “circa 1 milione 430mila lavoratori, pari al 6,1% dell’occupazione”, dei quali il “41,3% ha meno di 35 anni“.

Una forza lavoro prevalente in questi reparti: costituisce il 42,2% del personale nei servizi di ristorazione e il 41,9 di quelle artistiche e di intrattenimento culturale, una quota più bassa nelle attività sportive (28,4%).

Ma sempre caratterizzata da una forte precarietà. “Solamente il 42,7%” sottolinea lo studio di questi occupati con meno di 35 anni possono contare su “un contratto a tempo indeterminato, contro una media nazionale del 64,1%”. Nello specifico il 25%, ha un incarico inquadrato con modelli a termine (contro l’11,7% della media dei lavoratori in Italia) e il 32,3% esercita le mansioni in forma autonoma (contro il 22,7% nazionale).

Per questo la crisi economica derivata dal Covid-19 non può che colpire inevitabilmente queste categorie di occupati più instabili.

Non aiutano nemmeno i livelli di retribuzione di questa fascia di lavoratori. Nello studio viene riportato come “più della metà (il 57,9%) percepisce un reddito netto mensile inferiore ai 1.000 euro (contro un valore del 24,9% tra tutti gli occupati), con l’unica eccezione del settore sportivo, che risulta più allineato alle retribuzioni medie”.

Nella ristorazione, si legge nella ricerca, “il valore arriva quasi al 60%, mentre nel comparto dello spettacolo al 53,1%”.  Ancora più nel dettaglio, il 16,3% ha un salario netto mensile “inferiore ai 500 euro, il 16,5% tra i 500 e 750 euro, e il 25,1% tra i 750 ed i 1000 euro”.

Covid, i lavoratori più colpiti dalle chiusure: le donne

Non sono solo i giovani a pagare la crisi. Nel focus “Ripartire dalla risorsa donna” della stessa Fondazione studi dei consulenti del lavoro rivela che su tutti gli 841mila posti di lavoro persi in Italia dopo il lockdown, più della metà hanno riguardato le donne.

Seppur parziale, il primo bilancio degli effetti che i primi mesi di epidemia ha avuto sul mercato del lavoro registra tra secondo trimestre 2019 e 2020 470mila occupate in meno, per un calo nell’anno del 4,7%. Fatti 100 i licenziamenti, quelli femminili rappresentano il 55,9%.

Anche in questa circostanza un fattore decisivo è rappresentato dalla composizione dei settori dei servizi, più colpiti dal lockdown rispetto ad esempio a quello dell’industria: è il caso del sistema ricettivo e ristorativo, dove le donne rappresentano il 50,6% dell’occupazione, e dell’assistenza domestica, dove il lavoro femminile arriva all’88,1%.

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