Coronavirus, Spallanzani paradosso italiano: a scoprire il virus una ricercatrice precaria. Il piano del Governo

Una delle tre ricercatrici che sono riuscite a isolare il virus è una precaria della ricerca. Ecco qual è lo stato di salute della ricerca in Italia

La buona notizia, come sappiamo, è che il Coronavirus è stato isolato all’ospedale Spallanzani di Roma. La cattiva è che una delle tre ricercatrici che sono riuscite nell’impresa è una precaria della ricerca.

Il mondo esalta queste tre eroine italiane che hanno isolato il virus, ma in pochi si spingono a decifrare il mare magnum di incertezza e debolezza del sistema Italia, di cui i ricercatori precari sono espressione lampante.

Chi è la dottoressa che in team ha isolato il virus

La dottoressa precaria del team che ha isolato il Coronavirus si chiama Francesca Colavita. Ha 30 anni, è molisana e all’ospedale Spallanzani è inquadrata con un co.co.co. Guadagna esattamente 16.762 euro lordi l’anno, circa 1400 euro al mese, sempre lordi, – il dato lo abbiamo trovato direttamente sul sito dell’ospedale Spallanzani – e la “liquidità” è la cifra della sua vita: tutto è mobile, perché nulla è certo. A partire dal contratto, che non sa se e quando le verrà rinnovato.

Scorrendo il suo curriculum restiamo impressionati: ha lavorato e lavora a progetti internazionali straordinari. Prima di isolare il Coronavirus, si è occupata del virus Ebola, e prima ancora dello Zika e della Dengue, terribili, e letali, forme di infezione trasmesse dalle zanzare.

“Non voglio andare all’estero. Mi piace quello che faccio e dove lo faccio. Ma in Italia è dura”, ha commentato in un’intervista a Repubblica. “L’Italia deve dare più dignità ai ricercatori. Mi auguro che questa occasione possa contribuire a far vedere la ricerca in modo diverso”.

Quanto spende l’Italia per la ricerca

L’Italia è l’ultima in classifica in Ue per fondi alla Ricerca e all’Università. Il segretario del Pd e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha incontrato le tre ricercatrici Colavita, Maria Rosaria Capobianchi e Concetta Castilletti e l’ambasciatore cinese in Italia Li Junhua, e ha subito rilanciato il Piano per l’Italia con l’aumento dei fondi per la ricerca e l’assunzione di 10mila ricercatori.

Grandissimi risultati, grandissima vetrina internazionale. Ma la preoccupazione di studenti, specializzandi e sindacati resta quella di sempre: appena passata l’emergenza Coronavirus, i riflettori si spegneranno ancora una volta. Ricordiamo che Lorenzo Fioramonti si era dimesso da ministro della Ricerca alcuni mesi fa proprio come atto di protesta per i fondi insufficienti destinati all’istruzione nella Manovra 2020.

Oggi la spesa pubblica italiana per l’istruzione è tra le più basse dell’Ue. Secondo i dati Eurostat aggiornati a gennaio 2020, l’Italia spende 67,4 miliardi di euro, pari al 4,1% del Pil e all’8,1% della spesa pubblica, per l’educazione dei suoi cittadini. Appena sotto la Grecia e la Romania. Le percentuali di Germania, Regno Unito e Francia sono rispettivamente del 9,3%, dell’11,3% del 9,6%.

Per quanto riguarda il rapporto con il Pil, i Paesi dell’Ue hanno investito in media una cifra pari al 4,6% del Prodotto Interno Lordo, uno 0,6% in meno rispetto al 5,2 del 2009. L’Italia è quintultima in Europa, dopo Romania, Irlanda, Bulgaria e Slovacchia.

Il piano del Governo contro il precariato

Intanto, il neoministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, a Repubblica ha annunciato di voler combattere con i fatti lo spinoso, e atavico, problema del precariato. “L’Università non sia la Cenerentola del Paese” aveva detto dopo le dimissioni di Fioramonti. E sulla ricerca era stato da subito perentorio: “Servono 500 milioni in 5 anni”. “Dobbiamo difendere l’università italiana, il suo livello medio è il più alto nel mondo”.

“Oggi in Italia si può restare assegnisti di ricerca per dieci anni. Se a questo periodo si sommano altre otto stagioni potenziali da ricercatore, si arriva ad ambire alla cattedra da docente a 45 anni. Troppo tardi”, ha denunciato il ministro, che ha anche parlato di un piano per assumere 1.600 nuovi ricercatori.

Manfredi ha spiegato che il piano per assumere i 1600 precari entrerà nel decreto Milleproroghe e sarà approvata entro febbraio. 200 saranno, invece, i milioni da destinare agli enti di ricerca entro marzo.

Il ministro fa sapere che chiederà un miliardo di euro per i tre anni di governo “che abbiamo davanti”. È “fondamentale che siano certi e distribuiti con continuità”. Manfredi assicura anche 400 milioni per l’edilizia universitaria, “un mese e sarà pronto il bando a cui potranno partecipare gli atenei pubblici del Paese. C’è chi ha progettato un nuovo campus, chi deve ammodernare le aule. Un finanziamento nazionale per l’edilizia non si vedeva da 12 anni”, ha concluso.

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