Coronavirus, l’Inail precisa: al lavoratore contagiato non va riconosciuta malattia

L'Inail specifica il trattamento spettante a chi contrae il Coronavirus in ambito lavorativo

Quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus era stato detto che, per tutelare i lavoratori e il loro diritto alla retribuzione, il contagio doveva essere considerato al pari della malattia: chi si assentava, quindi, aveva diritto agli stessi trattamenti spettanti nel caso di assenza per malattia. In merito alla questione, però, l’Inail ha voluto rendere note alcune precisazioni, spiegando che, a livello assicurativo, a chi contrae il Coronavirus sul posto di lavoro non va riconosciuta la malattia. Il contagio da Covid-19, infatti, va considerato alla stessa stregua di un infortunio.

L’Inail precisa: al lavoratore che ha contratto il Coronavirus non va riconosciuta malattia ma infortunio

Attenzione, onde evitare qualsiasi tipo di fraintendimento, va specificato subito che quando l’inail parla di riconoscimento di infortunio per Coronavirus si riferisce ad un tipo di contagio preciso, ovvero quello avvenuto sul luogo di lavoro.

Come ha dichiarato Franco Bettoni, presidente dell’Istituto, “le malattie virali come il Covid-19 sono una causa violenta di malattia e pertanto sono riconosciute come infortunio”. Il lavoratore che ha contratto il virus ed è interessato a sapere se gli verrà riconosciuto uno specifico trattamento dovrà, pertanto, valutare la sua situazione cercando di capire se la stessa può essere considerata al pari di un infortunio sul lavoro (clicca qui per approfondire).

Bettoni, inoltre, ha specificato che: “Se una persona ha contratto il virus sul lavoro e poi è deceduta sarà considerata a tutti gli effetti una vittima sul lavoro“. E ai familiari verranno riconosciute tutte le tutele del caso.

Definizione di infortunio sul lavoro e trattamento spettante

Ricordiamo a tal proposito che, come ricorda l’Inail sul suo sito, in caso di infortunio sul lavoro “L’assicurazione obbligatoria copre ogni incidente avvenuto per ‘causa violenta in occasione di lavoro’ dal quale derivi la morte, l’inabilità permanente o l’inabilità assoluta temporanea per più di tre giorni. Si differenzia dalla malattia professionale poiché l’evento scatenante è improvviso e violento, mentre nel primo caso le cause sono lente e diluite nel tempo”.

Chiariamo, per “occasione di lavoro” non deve intendersi “in occasione dello svolgimento dell’attività lavorativa” o “durante l’orario di lavoro”. È un concetto infatti che racchiude tutte le situazioni ricollegabili al lavoro: “Non è sufficiente, quindi, che l’evento avvenga durante il lavoro ma che si verifichi per il lavoro”.

Va da sé, dunque, che sono esclusi dalla tutela assicurativa Inail gli infortuni conseguenti ad un comportamento estraneo al lavoro: chi ha contratto il Coronavirus per motivi che non hanno a che fare con lo svolgimento della propria professione, quindi, non potrà denunciare l’infortunio.

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