Congedo Papà 2021, aumentano i giorni: cosa cambia per i lavoratori e come richiederlo

Nella Legge di Bilancio 2021 aumenta il numero dei giorni del Congedo Papà obbligatorio rivolto ai padri lavoratori dipendenti. Ecco tutte le novità

In un momento delicatissimo per il Paese, a ridosso di una nuova stretta (forse un lockdown) che potrebbe riportare a casa milioni di lavoratori e studenti di ogni ordine e grado, con aiuti e bonus pronti ad essere ridefiniti nel decreto Sostegno, arriva fortunatamente una buona notizia per le famiglie.

Secondo molti avrebbe potuto essere un cambio di rotta più marcato, ma un passo in avanti c’è. Aumenta infatti a 10 il numero dei giorni del Congedo Papà obbligatorio rivolto ai padri lavoratori dipendenti.

Non solo. La Legge di Bilancio 2021 conferma la possibilità di fruire di 1 giorno di congedo facoltativo in alternativa alla madre, e amplia la fruizione del congedo anche nel caso di morte perinatale del figlio.

Lo stanziamento in Manovra per la misura passa da 106,1 a 151,6 milioni di euro per il 2021, ma ricordiamo che non si tratta di una misura strutturale, ma di uno strumento che deve essere prorogato e confermato di anno in anno.

Come funziona il Congedo Papà

Ma come funziona il Congedo Papà? L’articolo 4 della legge 28 giugno 2012, n. 92 ha istituito il congedo obbligatorio e il congedo facoltativo dal lavoro, alternativo al congedo di maternità della madre, fruibili dal padre lavoratore dipendente anche adottivo e affidatario, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio.

La Legge di Bilancio 2017 aveva prorogato il congedo obbligatorio per i padri lavoratori dipendenti anche per le nascite, le adozioni e gli affidamenti avvenute nell’anno solare 2017 e previsto, per il 2018, l’aumento del congedo obbligatorio da 2 a 4 giorni. Nel 2019 si è saliti a 5, nel 2020 a 7 e ora a 10.

A chi spetta il Congedo Papà

A chi spetta il Congedo Papà? Ai padri lavoratori dipendenti, anche adottivi e affidatari, entro e non oltre il quinto mese dalla nascita o dall’ingresso in famiglia o in Italia in caso di adozione nazionale o internazionale, oppure dall’affidamento, avvenuti a partire dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 dicembre 2021.

La normativa in questione non è al momento direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni: si attende in questo senso l’approvazione di una apposita normativa che, su iniziativa del ministro per la Pubblica amministrazione, possa individuare e definire gli ambiti, le modalità e i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti pubblici.

Va precisato che il congedo obbligatorio si configura come un diritto autonomo e quindi aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al proprio congedo di maternità. Il congedo obbligatorio è riconosciuto anche al padre che fruisce del congedo di paternità.

Quanti giorni spettano

Ai padri lavoratori dipendenti spettano:

  • 7 giorni di congedo obbligatorio, che possono essere goduti anche in via non continuativa, per gli eventi parto, adozione o affidamento avvenuti dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020;
  • 10 giorni di congedo obbligatorio, che possono essere goduti anche in via non continuativa, per gli eventi parto, adozione o affidamento avvenuti dal 1° gennaio 2021 e fino al 31 dicembre 2021.

Congedo facoltativo

La fruizione da parte del padre lavoratore dipendente del congedo facoltativo è condizionata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre per un numero di giorni pari al numero di giorni fruiti dal padre.

Questo è dunque non un diritto autonomo ma un diritto derivato da quello della madre lavoratrice dipendente o iscritta alla gestione separata che in questo caso dovrà, ovviamente, trovarsi in astensione dall’attività lavorativa.

Questo congedo facoltativo è fruibile dal padre anche contemporaneamente all’astensione della madre. Inoltre, il congedo facoltativo spetta anche se la madre, pur avendone diritto, non si avvale del suo congedo di maternità.

Attenzione però, perché il congedo facoltativo dovrà essere fruito dal padre comunque entro il quinto mese dalla data di nascita del figlio indipendentemente dal termine ultimo del periodo di astensione obbligatoria spettante alla madre a fronte di una preventiva rinuncia della stessa di un equivalente periodo.

Quanto spetta

Qual è il trattamento economico? Quanto spetta al padre lavoratore dipendente? Il papà che ne abbia diritto percepisce, per i giorni di congedo obbligatorio e facoltativo, un’indennità giornaliera a carico dell’INPS pari al 100% della propria retribuzione.

Compatibilità con altre prestazioni a sostegno del reddito

Entrambi i congedi possono essere richiesti anche durante il cosiddetto periodo indennizzato per indennità di disoccupazione (ASpI) e anche per il mini ASpI, nel periodo transitorio durante la percezione dell’indennità di mobilità e del trattamento di integrazione salariale a carico della cassa integrazione guadagni.

In questi periodi, analogamente a quanto previsto per quanto riguarda il congedo di maternità, è prevalente l’indennità per la fruizione dei congedi rispetto alle altre prestazioni a sostegno del reddito. Per questo motivo altre prestazioni sono escluse e non sono cumulabili.

In entrambi i congedi sono riconosciuti gli assegni per il nucleo familiare (ANF).

Trattamento previdenziale del congedo obbligatorio e facoltativo del padre

Al congedo obbligatorio e facoltativo del padre si applica la disposizione prevista in materia di congedo di paternità.

Esclusivamente per l’ipotesi di congedo obbligatorio, la contribuzione figurativa nel periodo trascorso al di fuori del rapporto di lavoro è riconosciuta analogamente a quanto accade per il congedo obbligatorio della madre, a condizione che il soggetto possa far valere, all’atto della domanda, almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro.

Chi deve richiederlo e chi no

Sono tenuti a presentare domanda all’Inps solamente i lavoratori per i quali il pagamento delle indennità è erogato direttamente dall’INPS stesso.

Nel caso in cui invece le indennità siano anticipate dal datore di lavoro, i lavoratori devono comunicare in forma scritta al proprio datore di lavoro la fruizione del congedo di paternità, senza necessità di presentare domanda all’Istituto. In quest’ultimo caso, infatti, il datore di lavoro comunica all’Inps le giornate di congedo fruite, attraverso il flusso Uniemens.

Quando e come fare domanda

Il padre lavoratore dipendente deve comunicare al proprio datore di lavoro le date in cui intende usufruire del congedo almeno 15 giorni prima. Se richiesto in concomitanza dell’evento nascita, il preavviso si calcola sulla data presunta del parto.

Nei casi di pagamento a conguaglio, per poter usufruire dei giorni di congedo, il padre lavoratore dipendente deve comunicare in forma scritta al datore di lavoro le date di fruizione.

Nei casi di pagamento diretto da parte dell’INPS, la domanda si presenta online all’ente attraverso il servizio dedicato.

In alternativa, si può fare la domanda tramite:

  • contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

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